LA BUROCRAZIA COSTA FINO A 12.000 EURO ALL’ANNO ALLE IMPRESE

burocraziadi MARIETTO CERNEAZ

La Cgia di Mestre, ci conferma che si può scoprire l’acqua calda. Piccole imprese sempre più soffocate da pratiche, certificati, bolli e formulari vari. La burocrazia costa infatti 30 giorni di lavoro all’anno pari a quasi 12.000 euro. Secondo i dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il costo annuo che grava sulle Pmi (aziende con meno di 250 addetti) sfiora i 31 miliardi di euro.

Per ciascuna di queste piccole e medie imprese si stima che l’aggravio economico sia pari a 7.000 euro all’anno. Se l’analisi si concentra solo sulle aziende di piccola dimensione, quelle con meno di 50 addetti, i costi sono addirittura superoria a quelli appena enunciati. Infatti, secondo i risultati emersi dall’annuale indagine realizzata da PROMO PA Fondazione, su un campione di 1.900 piccole imprese (con meno di 50 addetti) distribuite su tutto il territorio nazionale, il costo medio complessivo sostenuto da queste realtà imprenditoriali per espletare gli adempimenti amministrativi sfiora i 12.000 euro all’anno. Negli ultimi 7 anni il costo e’ aumentato di oltre 1.900 euro (+ 19%).  Roba da “Repubblica dei mandarini” appunto!

Per districarsi tra timbri, moduli e pratiche varie, oneri informatici e burocratici nel 2013 le piccole aziende hanno dedicato 30 giorni lavorativi, ossia le giornate/uomo. Rispetto al 2007 la crescita del tempo dedicato a sbrigare tutto questo carico burocratico è aumentato del 26,4%!

“Si pensi – spiega Giuseppe Bortolussi – che, secondo l’indagine annuale PROMO PA Fondazione, l’81% delle imprese con meno di 50 addetti è costretto a ricorrere a consulenti esterni per fronteggiare questo nemico invisibile: ovvero la cattiva burocrazia. Il 70% ad integrazione o a supporto del lavoro svolto dagli uffici amministrativi che operano all’interno dell’azienda, mentre l’altro 11 per cento si affida a terzi per tutte le incombenze. E’ evidente che se non si mette definitivamente mano a quel labirinto inestricabile di leggi, decreti e circolari varie che rendono la vita impossibile a milioni di piccoli imprenditori, corriamo il pericolo di soffocare la parte piu’ importante della nostra economia”. 

L’Italia, un paese per parassiti, che se la cantano e se la suonano. E chi produce preferisce guardare all’estero.

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