LA CRISI FA VENIR VOGLIA DI TOTALITARISMO ALLE “PERSONE PER BENE”

dittatoridi LEONARDO FACCO

Una settimana fa, ho letto un articolo di Giampaolo Pansa che titolava così: “Cacciano Renzi e arriva un militare”. Poi, il quotidiano online che ospita il giornalista, ha organizzato un sondaggio, chiedendo ai suoi lettori: “Vi piacerebbe”? Il risultato è stato che oltre il 70% di loro era d’accordo! C’è da meravigliarsi? Con estrema sincerità, vi dirò che tutto ciò non mi meraviglia.

La libertà è un esercizio quotidiano, oltreché una conquista culturale. A fronte di fatti e di storia che dimostrano che la libertà è meglio della coercizione, gigantesche masse di benpensanti continuano a cercare la propria soluzione, delegando a qualcun altro le proprie vite. Quando poi, il “popolo” si accorge che questi “qualcun altro” (leggasi i politici) non sono altro che delle canaglie legalizzate, trovano sfogo alle loro frustrazioni nell’invocare “l’uomo forte”, che li spazzi via tutti. 

Ogni qual volta le libertà individuali vengono messe in un angolo, la casta, facendo uso della più bieca demagogia, intravvede l’opportunità per ampliare il proprio potere a dismisura. Ho vissuto in prima persona il caso venezuelano, dove un caudillo vecchia maniera – proveniente non a caso dall’esercito – ha preso il potere grazie alla democrazia, usando slogan molto popolari e finendo col trasformare quel paese in una vera e propria dittatura, lasciandolo – peraltro – in eredità ad un somaro patentato come Nicolas Maduro.

Gli Stati Uniti d’America, con la scusa del terrorismo (spesso creato ed inventato da loro stessi) hanno falcidiato le libertà costituzionali dei loro cittadini a suon di “Patriot Act”. Più o meno la stessa cosa han fatto i paesi suoi alleati. Anche i periodi di crisi economica, per antonomasia, sono quelli in cui il potere ha buon gioco nel legiferare in maniera del tutto illiberale. Le peggiori “rivoluzioni” – da quella bolscevica a quella nazista” – sono la conseguenza di epoche di miseria. 

Come ha avuto modo di scrivere – anni fa – Carlo Lottieri, “le società terrorizzate sono spesso disposte ad abbracciare soluzioni autoritarie e quando scoppiò la crisi del 1929 sul «New York Times» vi fu chi augurò all’America un Mussolini che potesse evitarle un Lenin. Anche oggi il dirigismo che sta imponendosi incarna una logica economica autoritaria. Lo riconobbe lo stesso Keynes, quando nel 1936 scrisse la prefazione all’edizione tedesca della Teoria generale e suggerì a Hitler di adottare le sue idee: «La teoria della produzione aggregata, che è il punto cruciale del mio libro, può essere più facilmente adattata alle condizioni di uno Stato totalitario che alla teoria della produzione e della distribuzione di un’economia caratterizzata da libera competizione e da un ampio grado di laissez-faire»”.

Il Keynesismo, in Italia, in Europa, nel mondo sta stra-vincendo la sua battaglia contro la libertà e non è un caso che, in qualche paese, rispuntino con forza sia le “croci uncinate” che le “Falci e i martelli”, che per chi ha un minimo di conoscenza della storia rappresentano, per antonomasia, i simboli del terrore, della morte, della schiavitù. 

La compressione delle nostre libertà non solo è continua, ma è, paradossalmente, persino invocata e, come insegna Giovanni Birindelli  “il totalitarismo si regge sulle persone per bene”, quelle stesse che amano da morire la democrazia e si augurano il “governo dei militari”.

Rubriche ControPotere