di MARGHERITA PAGLIA* Il Parlamento Mondiale è cominciato con il primo attimo del mondo e continuerà quando saremo polvere. Non c’è luogo in cui non si trovi. «Il Parlamento è i Caledoni che sconfissero le legioni dei Cesari. Il Parlamento è Giobbe nel letamaio e Cristo sulla Croce»: così Alejandro Glencoe conclude e riapre nello stesso tempo l’esperienza del “Parlamento Mondiale” in uno splendido racconto di Jorge Luis Borges, l’Omero di Buenos Aires. Novella da ripensare in un’epoca in cui due risultano essere le parole-chiave: mondialismo e globalizzazione, entrate di prepotenza nel linguaggio comune, spesso confuse ed erroneamente ritenute sinonimi. Nel dimostrare l’inutilità e la presunzione inevitabilmente insita nel tentativo di creare un unico organismo govemativo su scala planetaria (quell’insieme di sforzi che possiamo definire “mondialismo”), Borges non perse giustamente l’occasione per lodare il vero “Parlamento” mondiale: ovvero i singoli individui che, anche nel più totale anonimato, interagendo compongono quell’incontrollabile mosaico che è la storia. Il Parlamento Mondiale, dice il narratore argentino per bocca dei…















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