di GILBERTO ONETO
Un altro bel libro di Stefano Bruno Galli, ora finalmente anche liberato dalla servitù del secondo nome di battesimo. Il lavoro ha un solo non trascurabile difetto formale nel titolo, che – in omaggio allo sgangherato nuovo corso lessicale leghista – forse più si addice a un catalogo di crociere nei fiordi norvegesi. Superata la copertina, ci si trova davanti a un bel lavoro, chiaro, scritto bene, con i riferimenti giusti, che tratta della cosiddetta “questione settentrionale” non tanto nel senso della definizione di cosa sia ma di come essa compaia e si manifesti di continuo nella storia dell’Italia unificata: come un problema sempre negato o minimizzato che riaffiora puntuale ogni volta che lo Stato si trova di fronte a qualche fase critica. Cioè spessissimo. E negli ultimi decenni quasi di continuo. Il problema si è posto con drammaticità almeno quattro volte nel secondo dopoguerra: 1) subito dopo la liberazione, come descritto e incarnato d
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