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La terza guerra civile americana. Il bene e il male di “Civil War”

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di PAOLO L. BERNARDINI Vagando nella florida periferia industriale di Padova, in quel di Limena, comune ricco e in costante crescita demografica da decenni, nelle belle e avveniristiche sale del Space Cinema, solo spettatore in un pomeriggio di primavera avanzata, mi sono immerso nella terza guerra civile americana. Niente di meno. Il tempo è ancora incerto, fuori, non fa né caldo né freddo. Strana stagione, ottima per rifugiarsi in un confortevole cinematografo. Per uscirne se non sconvolti, almeno alquanto smarriti. La terza guerra civile, dunque, è al centro dell’enigmatica pellicola: se si considera la Guerra d’indipendenza, iniziata nel 1776, come una “guerra civile”, in fondo le tredici “colonie” erano territori della Corona, non si ribellavano ad una dominazione straniera ma ad uno stato centralistico (ma alla fine neppure troppo) di cui erano remota ma fiorente parte. Poi ci fu la seconda, la vera e propria “Civil War”, a metà Ottocento, quella che da
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