La verità nel tempio degli eufemismi

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di LUIGI CORTINOVIS

Ci sono gesti che non si misurano dagli applausi, ma dal disagio che provocano. Il discorso di Javier Milei all’Assemblea generale dell’ONU, scrive Ana Gómez Palomo su “El Insubordinado”, appartiene a quella razza.

Nel cuore della burocrazia internazionale il presidente argentino ha rifiutato il linguaggio delle risoluzioni vuote e ha preferito, come ha ricordato lui stesso, «una verità scomoda a una menzogna confortevole». Non era una provocazione improvvisata. È la linea che Milei sostiene dal giorno del giuramento: l’ONU sarebbe diventata un’istituzione inutile che nutre una casta di parassiti arroganti travestiti da burocrati di buona volontà. Dove doveva garantire sicurezza collettiva e diritti umani, ha tollerato caos, violenza e terrorismo; dove doveva difendere la sovranità dei membri, ha voltato lo sguardo sulle Falkland/Malvinas; dove doveva preservare la libertà, durante la pandemia ha spinto un esperimento globale di controllo sociale sotto mentite spoglie scientifiche.

Il coraggio, secondo l’autrice, non è solo pronunciare queste frasi: è farlo sapendo di raccogliere la condanna automatica di chi confonde multilateralismo con subordinazione e diplomazia con ipocrisia. Milei ha ricordato che le risoluzioni Onu sulle Malvinas restano da decenni negli archivi, intatte e impotenti, mentre l’altra parte agisce in senso contrario. «A che serve una risoluzione se non ha conseguenze?» La domanda è semplice e perciò devastante.

La stessa coerenza vale per la geografia delle alleanze, piacciano o meno. L’Argentina, ha detto senza giri di parole, sta con l’Occidente e con Israele, in un foro dove votare contro lo Stato ebraico è quasi un rito.

Sull’intelligenza artificiale ha rifiutato l’ingerenza statale e ha rivendicato, con Adam Smith sullo sfondo, la libertà come motore della produttività: non un rischio da amministrare, ma la condizione della prosperità.Le istituzioni internazionali, conclude l’articolo, non valgono per il solo fatto di esistere. Valgono se servono la sovranità delle nazioni libere, la sicurezza reale e la dignità delle persone. Altrimenti degenerano in ciò che Milei ha chiamato senza ornamenti: un’organizzazione che nutre parassiti.

In un mondo saturo di eufemismi, e di ipocrisia, dire la verità con chiarezza non è mancanza di tatto. È un atto di coraggio.

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L’EVENTO

PRESENTAZIONE A MILANO DELL’ISTITUTO JAVIER MILEI, 10 OTTOBRE 2026, ORE 15

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