LA LEGA (CALDEROLI) INCIUCIA COL PD PER IL “FEDERALISMO DIFFERENZIATO”

di GIANLUCA MARCHI

Riforme: 580 sub-emendamenti in CommissioneChe la Lega salviniana sia un po’ schizofrenica lo si è capito da qualche tempo, direi dalla campagna elettorale per le Europee quando la politica che avevo definito  a “zig zag” in una intervista allora richiestami da un quotidiano nazionale, ha finito per pagare in termini di voti e di ampio superamento dello sbarramento del 4%, che invece solo due mesi prima era visto come un discrimine fra la vita e la morte del movimento. In quale strategia politica a medio e lungo termine si sarebbe tradotto quell’agitarsi abbastanza disordinato ma elettoralmente efficace, immaginavo lo si sarebbe visto solo in seguito, magari nel giro di un anno.

I tempi sono stati invece più stretti. Il segretario federale, probabilmente esaltato dal risultato delle urne (in gran parte insperato), complice anche la alleanza in sede Ue col partito di Marine Le Pen, ha accelerato nel tratteggiare i contorni (e in parte anche i contenuti) di un movimento di destra spinta, con colorazioni nazionaliste e stataliste che in un certo senso, se confermate, segnano una cesura netta con l’origine e il passato della Lega.

Il congresso ormai alle porte (20 luglio) dovrebbe dire una parola definitiva o quasi su tale evoluzione. E probabilmente segnare, dopo la tregua elettorale, anche l’avvio di un redde rationem interno a via Bellerio, con la messa all’angolo (ma forse questa espressione è solo un eufemismo) di coloro che non sono in sintonia o lo sono poco con la linea di Salvini. Insomma, si annuncia qualche resa dei conti rimandata in questi mesi.

Ma quel che più interessa dell’imminente congresso è se il Carroccio manterrà il suo marchio di fabbrica oppure se lo manderà definitivamente in soffitta. Mi riferisco all’articolo 1 dello statuto che ancora professa, come obiettivo del movimento, il raggiungimento “dell’indipendenza della Padania”. Alcuni comportamenti in atto – a conferma dell’attuale schizofrenia leghista -, sembrerebbero indicare l’indipendentismo in casa leghista ormai ridotto solo a testimonianza. Attendiamo il 20 luglio per capire definitivamente.

Ma vediamoli tali segnali. Mentre infatti Matteo Salvini non perde occasione per criticare e schernire l’altro Matteo, il Renzi premier, nelle aule parlamentari si consolida l’inciucio Lega-Pd, che ancora una volta vede protagonista l’ineffabile Roberto Calderoli (quello che nei mesi scorsi andava predicando ai militanti di non leggere L’Indipendenza perché non era un giornale leghista, e su quello almeno aveva ragione! comunque a lui auguri dopo il malore di ieri), in passato punta di diamante della liaison con Berlusconi. La prova? Eccola, da un’agenzia di ieri: ulteriori «forme e condizioni particolari di autonomia» in materia di organizzazione della giustizia di pace, norme generali sull’istruzione e tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali potranno essere attribuite alle Regioni ordinarie ma solo a quelle che siano «in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese di bilancio». Lo prevede un emendamento dei relatori, Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto Calderoli (Lega) presentato al Ddl con le riforme istituzionali e approvato dalla commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama.

Maggiore autonomia in tema di “ambiente ed ecosistema”: è questa la nuova frontiera indipendentista della Lega per gentile concessione di Roma-ladrona? Pare di sì e lo chiamano “federalismo differenziato”: a questo punto è meglio cancellare per sempre l’articolo 1 e fare chiarezza una volta per tutte.

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