VENETO INDIPENDENTE: CHI SONO I QUISLING?

veneto separatistadi ENZO TRENTIN

Il collaborazionismo è un fenomeno sociale e politico connesso alle vicende di governo di un paese occupato da una potenza straniera, che vi organizza una classe dirigente totalmente asservita agli interessi degli occupanti. È sempre esistito, ed ha sempre avuto una valenza negativa. Esso consiste nell’organizzazione di una struttura di controllo sociale, in modo da creare un collegamento tra la potenza occupante e la popolazione assoggettata.

Nell’esperienza storica europea le vicende più importanti che videro la nascita di Stati fantoccio collaborazionisti si ebbero durante la seconda guerra mondiale. Il Terzo Reich, ad esempio, instaurò in buona parte dei territori occupati governi asserviti ai propri voleri (in altri persistette invece un’amministrazione militare); tra questi la Francia (a partire dal 1942, con l’Operazione Anton che invase la Repubblica di Vichy, la Repubblica Sociale Italiana con sede a Salò, la Norvegia di Vidkun Quisling e il governo degli ustascia in Croazia. Il termine Quisling, addirittura, divenne sinonimo, in alcune lingue europee, tra cui inglese, italiano, norvegese, danese, svedese, finlandese, olandese, greco, croato e serbo, di “traditore”, in particolare riferito a chi collabora con gli invasori. Il termine fu coniato dal quotidiano inglese The Times nel fondo del 15 aprile 1940 intitolato “Quisling ovunque“. L’articolo affermava: “Ci sono Quisling in ogni paese d’Europa“. [LEGGI QUI]

Secondo questi canoni probabilmente potremmo intravvedere che ai giorni nostri un collaborazionista fu Umberto Bossi con la sua Lega Nord: molti proclami, indicazione di obbiettivi sempre più ambizioni. Risultati nessuno. Al contrario, un imasprimento dello Stato italiano sempre più liberticida, corrotto e fiscalmente oppressivo. Bossi si distinse anche per l’azione politica che portò in Parlamento e negli Enti locali molti elementi opachi, alcuni politicamente imbroglionie meno dotati culturalmente. Affermava di volere come parlamentari gli attacchini di manifesti, poiché degli intellettuali non si fidava. Infatti coloro che dimostravano indipendenza di pensiero furono sistematicamente emarginati o addirittura espulsi dal partito. Oppure pesantemente insultati come avvenne con il Prof. G.F. Miglio, cui queste periodico s’ispira.

Nell’indipendentismo veneto ci sono dei Quisling in pectore? Si dice così di persona che si prevede rivestirà un dato ruolo. Proviamo a fare un qualche riflessione.

Prima che la Regione Veneto si decidesse a varare la legge numero 16 del 19 giugno 2014, sulla quale Francesca Carrarini ha già scritto qui, c’erano indipendentisti che si accingevano a concorrere alle elezioni regionali venete per poter essi deliberare tale legge. Ora sono ripiegati a dichiarazioni tipo: «La domanda è: se non si arriva all’indipendenza attraverso il referendum […] credete o no che sia una grande occasione da sfruttare per un unico partito indipendentista che si presenti alle regionali (del 2015 Ndr) con l’unico obbiettivo di dichiarare l’indipendenza?»

Detto apertamente: nutriamo alcune perplessità sulla capacità di disamina dei fenomeni sociali e sull’effettiva portata delle riflessioni di alcuni indipendentisti. Infatti queste persone non sembrano minimamente sfiorate dalla constatazione del fatto che sono oramai all’incirca 35 anni che i vari autonomisti, federalisti, ed oggi indipendentisti si affidano allo strumento partito o movimento politico, la cui distinzione nemmeno saprebbero definire. Questi attivisti hanno affidato le loro risorse fisiche, la loro buona volontà, a volte i loro denari, e soprattutto il loro voto, che nel caso della Lega Nord ha avuto percentuali elevatissime e quasi bulgare, per non ottenere assolutamente nulla. E ciò nonostante, dopo oltre 7 lustri, sono ancora lì a formare partitini che non raccolgono un consenso determinante.

QUISLINAlcuni tuttavia si giustificano con il fatto che anche al Parlamento europeo esistono formazioni euroscettiche. Infatti il Gruppo Indipendenza/Democrazia nel Parlamento Europeo (IND/DEM) era un gruppo politico che raccoglieva i deputati che facevano riferimento alla matrice euroscettica democratica o nazionalista. Nato nel 2004, si è sciolto de facto nel giugno 2009 senza alcun risultato. Ai giorni nostri il gruppo EFD è stato riformato il 18 giugno 2014, con deputati dei partiti membri esistenti nel Regno Unito del partito di indipendenza e di ordine e di giustizia , oltre a nuovi affiliati al Movimento Cinque Stelle (17 Europarlamentari), i Democratici di Svezia, il partito di liberi cittadini della Repubblica Ceca, l’unione delle Verdi e agricoltori di Lettonia e un eurodeputato francese indipendente ex del Fronte Nazionale. Il 24 giugno 2014, il nome del gruppo EFD è stato rinominato in Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD), e David Borrelli del M5S è stato scelto come nuovo co-presidente del gruppo.

In gruppo più numeroso, con 24 Europarlamentari, è l’UKIP di Nigel Farage. Di questo partito è stato detto, tra l’altro: «La campagna elettorale dell’UKIP va chiamata con il suo nome: razzista», ha dichiarato la labourista Barbara Roche: «Usa le stesse pratiche e le stesse retoriche dei partiti apertamente razzisti ma invece che indirizzarle contro immigrati dall’Asia o dall’Africa, le indirizza verso gli europei». Accuse provenienti anche dall’insospettabile Alan Sked, che dell’UKIP è il fondatore: «Lascio il partito. Sotto la guida di Farage è diventato troppo razzista». Poi c’è stato il caso di Marta Andreasen – unica europarlamentare dell’UKIP nella scorsa legislatura – che ha lasciato il partito muovendo pesanti critiche nei confronti del leader: «È uno stalinista. La sua visione prevede le donne in cucina o in camera da letto».

A parte ciò, ci siamo tutti divertiti con alcune battaglie di Nigel Farage in difesa delle sovranità nazionali. Il 16 novembre 2011 ha denunciato, al Parlamento europeo,ciò che ritiene essere il ribaltamento dei governi italiano e greco, per instaurare “Puppet Government“, cioè governi fantoccio, accusando, tra gli altri, il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuydi non essere mai stato eletto per rappresentare 500 milioni di persone, affermando anche che il suo carisma è “Pari a quello di uno straccio bagnato!”. E ancora il 13 giugno 2012, in un altro intervento, Nigel Farage ha duramente criticato la manovra di aiuti al sistema bancario spagnolo, definendo, tra le varie cose, il Premier spagnolo Mariano Rajoy un incompetente, e concludendo il proprio discorso affermando che l’Euro Titanic ha ormai colpito l’iceberg e che non ci sono abbastanza scialuppe di salvataggio. Ai giorni nostri i rappresentanti dell’UKIP hanno voltato le spalle all’assemblea per protesta mentre suonava l’Inno alla gioia: ossia l’inno dell’UE. Tutto giusto. Tutto molto divertente; ma i benefici per gli europei dove si sono visti? Da nessuna Parte! Che potere di determinante hanno 48 rappresentanti su 751?

Che dire poi di coloro che si riconoscono nella dichiarazione d’indipendenza del Veneto del 21 marzo 2014 a Treviso (conseguentemente questi indipendentisti non riconoscono più lo Stato italiano), considerata la logica conseguenza del risultato della votazione telematica organizzata da “Plebiscito.eu”, che decidono di candidarsi alle elezioni amministrative dello Stato italiano, e quando raccattano in un Comune di 11.000 abitanti il 7% dei voti ottenendo un solo eletto, gridano al successo? Come valutare il fatto che partecipando alle elezioni italiane implicitamente legittimano proprio quello Stato che criticano aspramente e da cui vogliono staccarsi? Che azioni incisive potrà mai fare un solo Consigliere in un Comune che di Consiglieri ne ha 16? Insomma, non sarà il caso di smetterla con i partiti o movimenti politici quali macchine centralizzate al servizio del leader, e del quale il leader non avrebbe potuto fare a meno per raggiungere i suoi scopi?

Sul risultato del voto virtuale organizzato da “Plebiscito.eu” Gianluca Marchi, direttore di questo periodico, ha recentemente scritto: «A parte i dubbi sui risultati di quella consultazione – alimentati dal fatto che, a mesi di distanza le famose certificazioni annunciate non risultato pervenute…». [VEDI QUI] si aggiunge questa dichiarazione del VSG: «E’ evidente che l’atteggiamento del Veneto Serenissimo Governo nei riguardi della gestione del referendum indetto dal movimento “Plebiscito.eu” sarebbe stata più prudente, se avesse saputo che il capo degli osservatori internazionali era tale Beglar Davit Tavartkiladze, ex ambasciatore della Georgia.» Insomma, chi sono i Quisling veneti?

Perché, invece, non puntare in alto premiamo solo quelle progettualità che si ritengono  adeguate alle condizioni pilitico-sociali che ameremmo veder concretizzate? Tali progettualità, al momento, non ci sono note. E probabilmente assisteremo a un déjà vu: come per il passato, nel 2015, ci saranno forse più liste indipendentiste (ieri erano autonomiste e/o federaliste) che si contenderanno una loro “purezza”. S’intende che potremmo comprendere (non già approvare) se ci fosse, per esempio, una lista che propone un Veneto indipendente a regime comunista, oppure nazi-fascita, o ancora democratico rappresentativo. Spetterebbe al cosiddetto popolo sovrano, mendiante il voto, determinare il modo in cui desidera essere governato. Ma così non è. Tutti fanno dei cenni più o meno velati al voler un cosiddetto modello svizzero, altri affermano di rivolere la Repubblica di San Marco com’era e dov’era; ma di progetti istituzionali vergati nero su bianco, al momento non se ne vedono.

Tutti più o meno rimandano al dopo indipendenza la soluzione del problema. In tal modo avremo di certo l’ennesima rivisitazione d’una partitocrazia perennemente rissosa, e dedita all’inciucio per conservare il proprio potere. Costoro avranno l’interesse ad attribuire gli scandali alla disonestà personale di alcuni politici e ad identificare, quindi, il rimedio nella magistratura. Chi sono – ammettendo ci siano – i Quisling veneti in pectore?

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