di MATTEO CORSINI
“Non possiamo demandare al funzionamento dei mercati la creazione di una società equa, perché non hanno coscienza, non hanno morale, non sanno distinguere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. L'efficienza non è e non può essere l'unico elemento che regola la vita. C'è un limite oltre il quale il profitto diventa avidità e chi opera nel libero mercato ha il dover di fare i conti con la propria coscienza”. Spesso capita di sentire affermazioni, come questa di Sergio Marchionne, in cui i “mercati” sono trattati come entità capaci di pensare e agire autonomamente. Solitamente il passaggio successivo mette in luce presunti difetti del mercato che devono essere corretti.
In realtà il mercato non ha un’esistenza propria: esistono coloro che scambiano beni e servizi. Sono le loro azioni a determinare i prezzi che si formano su un mercato, i profitti e le perdite. In un mercato libero, tali azioni danno luogo a scambi volontari che, in quanto t
Cominci marchionne la crociata contro l’avidità.
Riduca i prezzi delle auto FCA di un 15% secco.
Poi, a Natale ne regali 2000.
Vedo che ogni testa ha un modo di ragionare. Si cerca di eliminare gli interessi sui Capitali per promuovere il premio derivante dagli investimenti produttivi, generare lavoro e non sedersi sdraiati al sole speculando sui Capitali.
Interessante notare come la corporazione accademica abbia ferocemente attaccato il neo-presidente del CNR Prof. Inguscio, studioso eccellente e ottimo manager, per aver detto che il continuo riferimento all’ “etica” nella ricerca è cosa da Robespierre. Le logiche sono le stesse. Ma — per esperienza diretta — so che i giovani sanno bene apprezzare il discorso liberale, quando posto con tutte le cautele, essendo abituati a tirate collettivistiche come quella del Marchionne qui sopra. La testaccia di Robespierre continua ad emergere dal cesto al testo, o alla parola, con la ricorrenza delle nevralgie per chi ne soffre.