di FABRIZIO DAL COL
Che strano, fino a qualche giorno fa il premier Renzi appariva più che soddisfatto, felice per aver conseguito con la sua montagna di provvedimenti un grande successo politico in Europa. In questi ultimi giorni, invece, in perfetta controtendenza al presunto successo conseguito in Europa e forse anche perché preoccupato dal fatto che tale provvedimento potesse finire “insabbiato” dalla stessa Unione, si è deciso a cambiare la sua inutile e moderata strategia politica iniziale. Infatti, dopo le critiche subite, e non accettate, circa le responsabilità delle sue innumerevoli dichiarazioni che, a suo dire, sarebbero invece utili per relazionare i miglioramenti fin qui conseguiti, il premier ha iniziato ad attaccare tutti, parti sociali in primis, scaricando così verso terzi le responsabilità del suo operato.
Ma cosa è veramente accaduto per aver fatto scatenare così violentemente il primo ministro italiano? Andiamo con ordine: il Pd, ovvero il partito
Alessandro, bel commento. Speriamo di svegliarci prima.
Lei ha mille ragioni, ma un tal Benito nel 1937 aveva detto che governare l’Italia non è difficile ma inutile. E infatti, dal 1948 ad oggi, gran parte del suo boom economico va assegnato al piano Marshall, che ha permesso quegli investimenti necessari a favorire il lavoro,l’industria, e la nascita di una miriade di imprese. Nessun governo, da allora ad oggi, ha saputo guardare al Paese con il senso da statista, e ciò è derivato dal fatto che la macchina statale italiana è nata sfruttando la legislazione francese di cui ancora oggi abbondiamo con la burocrazia. Detto ciò, le riforme non sono riforme, ma buffonate totali tese a far sopravvivere il sistema di potere. Senza la rifondazione dell’intero Paese, finire nelle fauci della futura e sbagliata Ue politica diventerà inevitabile, e a quel unto, inevitabile sarà anche consegnare in mano al nulla l’intero patrimonio italiano.
Cordialità
Fabrizio Dal Col
In queste analisi la matematica ci aiuta.
Anni fa era facile prevedere che in assenza di correttivi (ed infatti non ci sono stati) si sarebbe arrivati alla crisi attuale. Dal 1992 la spesa pubblica è sempre aumentata, con aumenti superiori al misero aumento del Pil. Per finanziare la spesa pubblica crescente sono aumentate tasse e debito pubblico (che equivale a maggiore spesa e tasse future per gli interessi). Le aziende hanno reagito al calo dei consumi (un tempo i negozi lavoravano per Natale fin dall’ultima domenica di novembre, poi si è passati ai 15 giorni prima di Natale, poi ai due giorni prima, poi ai saldi ed infine al nulla di oggi) diminuendo le retribuzioni, licenziando, delocalizzando ed infine con la legge Biagi, precarizzando, contribuendo così alla crisi attuale. Il combinato di basse retribuzioni, alte tasse crescenti e prezzi alti (con l’introduzione dell’Euro sono raddoppiati e paghiamo la luce il 20% in più, l’Rc auto il 50% in più della Francia, per fare esempi) non poteva che portare alla scomparsa dei risparmi prima ( e quindi diminuzione dei depositi bancari utilizzabili per prestiti a stimolo dell’economia) e dei consumi dopo. Non dimentichiamoci che già nell’ultimo anno dell’ultimo governo Berlusconi chiusero 20.000 aziende di cui 11.000 per fallimento.
Ora applichiamo la matematica alla situazione attuale.
Il Pil è diminuito ma la spesa pubblica è aumentata. Per finanziarla si sono aumentate le tasse a dismisura raggiungendo il limite, ormai ogni aumento di tasse comporta una diminuzione di gettito di imposte dirette ed indirette. Il deficit è fissato dalla Ue al 3% e dovrà diminuire. Da anni la Ue ci chiede di diminuire il debito pubblico del 5% annui, vuol dire 100.000 miliardi all’anno, praticamente 1/8 dell’intera spesa pubblica e corrispondente a quanto si paga di interessi sul debito pubblico.
Quindi deficit non si può fare, il debito non può aumentare anzi dovrà diminuire, le tasse è inutile aumentarle ed anzi la Ue ci ha chiesto di abbassarle a questo punto rimane solo la spesa pubblica da tagliare. Tagliare la spesa pubblica per abbassare le tasse e il debito pubblico vuol dire agire sulle principali voci di spesa che sono: interessi sul debito pubblico, stipendi pubblici, sanità, pensioni. Toccare gli interessi vuol dire fare default (totale o parziale) e quindi vuol dire far fallire le banche italiane, che da anni si riempiono di titoli di Stato e non concedono prestiti. Da notare l’assurdità dei titoli di Stato il cui rating è “spazzatura”, ma con interessi bassissimi, praticamente li comperano solo le banche italiane su mandato della BCE per evitare il fallimento e permettere alle banche tedesche e francesi di sbarazzarsi dei loro titoli. Se falliscono le banche deve intervenire lo Stato, il MPS ci è costato l’IMU sulla prima casa e non è ancora a posto…
Tagliare stipendi e pensioni, vuol dire diminuire i dipendenti pubblici o tagliargli lo stipendio del 25%, per le pensioni vuol dire agire su pensioni sociali, babypensioni, pensioni d’oro, false pensioni d’invalidità, in poche introdurre il contributivo subito per tutti.
Considerando che tutte queste categorie sono diffuse in meridione vuol dire andare a toccare 8/10 milioni di elettori meridionali.
Considerate che alle ultime elezioni europee Renzi è stato votato da 8 milioni di persone (40 milioni di aventi diritto al voto, 50% di votanti, 40% x 50% x 40 milioni = 8 milioni) avrete l’immagine che il partito dei parassiti, dei mantenuti e dei beneficiari della spesa allegra è il partito di maggioranza relativa se non assoluta in Italia.
Previsioni dalla matematica: L’Italia finirà i soldi, non ne avrà per pagare stipendi e pensioni, a quel punto se chiede un prestito alla troika si finisce come in Grecia e ci imporranno di tagliare la spesa pubblica. Per evitare di essere spazzati dalla politica lasceranno il cerino acceso a qualcun altro, faranno elezioni anticipate ed il PD farà una campagna per perderle (Forza Italia lo sta già facendo…), Renzi darà le dimissioni per motivi di salute o qualcosa del genere. Chi subentrerà dovrà risanare la spesa pubblica come sopra detto e perderà le elezioni successive lasciando di nuovo campo, con i conti a posto, ai vecchi cleptomani della politica attuale che prometteranno posti pubblici di lavoro e pensioni a chi le ha perse.
Nasce a questo punto la necessità di essere pronti come indipendentisti ad intervenire, mi pare che siamo ancora in alto mare, come organizzazione….