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L’UE sempre più squadrista: “L’Ungheria non è una democrazia”

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di EUGENIO CAPOZZI

Il documento votato dal Parlamento europeo in cui si afferma che l’Ungheria “non è più una democrazia” ma solo una “burocrazia elettiva” in realtà mette a nudo le contraddizioni intrinseche nella stessa Unione europea per come si è sviluppata, e innesca una spirale che potrebbe dissolverla.

In un edificio politico plurinazionale senza una vera costituzione né un chiaro bilanciamento di poteri, senza una chiara responsabilità degli organi dirigenti (Commissione, Consiglio) verso i cittadini, su quali basi il Parlamento o altre istituzioni dell’Unione possono deliberare se uno degli Stati membri è o non è una democrazia?

Qualsiasi loro decisione in tal senso è evidentemente in contraddizione con i delicati equilibri dell’Unione stessa, ed è frutto dell’assolutizzazione di assiomi ideologici imposti con la forza del numero. Come dimostra il fatto che le accuse all’Ungheria insistono soprattutto su temi (aborto, indottrinamento Lgbt, immigrazione) su cui esistono all’interno delle culture politiche e delle opinioni pubbliche europee visioni reciprocamente incompatibili, ma su cui la maggioranza del PE vorrebbe costringere tutti i governi degli Stati membri ad abbracciare la stessa visione del mondo. E il fatto che il PE cerca di porre in atto tale costrizione ai danni del governo magiaro attraverso un ricatto economico (negare a esso i fondi del Pnrr).

Se una parte dell’Ue ricatta o minaccia di scomunicare un’altra su base ideologica allora l’Ue non ha ragioni per stare insieme, e si apre la strada alla disgregazione, a una catena di espulsioni e secessioni.

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