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Napolitano, la lesa maesta’ e grillo-guglielmo tell

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di GILBERTO ONETO Con il Regio Decreto n. 1398 del 19 ottobre 1930, Vittorio Emanuele III, “per grazia di Dio e per volontà della Nazione, re d’Italia”, decretava l’approvazione del testo definitivo del Codice Penale, con la firma di Benito Mussolini e del Guardasigilli, il napoletano Alfredo Rocco, estensore del documento che è ancora oggi in vigore ed è ricordato con il suo nome ( “Codice Rocco”). In perfetta sintonia con i tempi, il Codice conteneva sette articoli che punivano severamente i “delitti contro la personalità interna dello Stato”. I primi quattro (276, 277, 278 e 279) avevano come oggetto la protezione del Re e dei membri della Famiglia Reale, gli altri quella del Capo del Governo, cioè del Duce. Con l’avvento della Repubblica sono stati aboliti gli articoli che si occupano del Capo dell’Esecutivo, ma non quelli del Capo dello Stato. Il Presidente ha semplicemente sostituito il re. Vediamo questi articoli superstiti. Art. 276 (Atte
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