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Negli enti locali servono veri combattenti, non dei salami tricoloriti

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di GILBERTO ONETO

fascia-tricolore1Giorni fa Ruggeri ha scritto che fa di più Marino nel contestare  l’ortodossia statale  di quanto non abbiano fatto in decenni molte migliaia di amministratori leghisti. È vero che quelli come Marino fingono di essere contro e in realtà recitano un copione scritto da quelli contro cui fanno finta di sbraitare, ma è altrettanto vero che troppi amministratori leghisti si sono mostrati del tutto inutili – quando non dannosi – per la causa che dicono di sostenere.  Questo è il senso dell’articolo e per questo Ruggeri ha mille ragioni e sostiene una dolorosa quanto inoppugnabile verità: la Lega non ha fatto quel che doveva, la Lega ha gettato anni e anni di occasioni.

Quello che Marino fa finta di fare dovrebbe essere la missione, il dovere, il “mestiere” di ogni amministratore leghista e autonomista.

Tutti loro dovrebbero essere lo strumento della ribellione allo Stato, della lotta indipendentista. Invece in troppi vogliono fare la rivoluzione con l’autorizzazione della Questura, come diceva Longanesi, e in questo sono campioni di italianità.

La conquista di posti di potere locale in un’ottica indipendentista dovrebbe solo servire per scardinare il sistema e per creare consenso. I posti nelle amministrazioni e nella politica dovrebbero essere zeppe e cunei piantati nel muro tricolore per allargare le crepe esistenti e per infilare esplosivi per demolizione. Cinque presidenti di regione, decine di presidenti di province e centinaia di sindaci, assieme a un’armata Brancaleone di assessori e consiglieri (senza contare ministri e parlamentari) avrebbero dovuto sbriciolare la prigione italiana, picconarne le pareti, scavare tunnel, diroccare bastioni, farne ammutinare la guarnigione e far litigare fra di loro i sorveglianti.  Avrebbero dovuto dilatare le contraddizioni del regime italiano fino a farlo implodere, avrebbero dovuto utilizzare ogni strumento a disposizione dei poteri locali per creare consenso e alimentare il fuoco della libertà. Lo hanno fatto?

La prima amministrazione locale leghista è stata nel 1990 quella di Cene (BG) che da 24 anni è guidata dal Carroccio. Uno si aspetta un paese dove: 1) non ci sia un tricolore, 2) si parli solo bergamasco con sottotitoli in gaì, 3) non ci sia un immigrato in giro a ciabattare, 4) non ci sia un disoccupato, 5) il territorio sia la fotocopia dell’affresco del “Buon Governo” di Ambrogio Lorenzetti, 6) la Lega prenda il 93% dei voti, 7) il Comune abbia denunciato l’illegalità del plebiscito del 1848 e organizzato un referendum per il distacco dalla Repubblica. Nagòt!

Ma non è solo un problema di Cene: in un quarto di secolo c’è stata una processione di tomi eletti da gente che voleva autonomia, libertà, pulizia e indipendenza, che si sono diligentemente accomodati sul loro cadreghino, che si sono messi a tracolla la bandoliera giacobina e massonica,  e si sono indaffarati a fare quello che hanno fatto gli altri, solo un pochino meglio, ma neppure sempre.

O si va lì con l’intenzione di fracassare tutto o si resta a casa. Il sistema è congegnato bene: coinvolge, assorbe, corrode. Chi non è animato dal sacro fuoco della ribellione e non è inserito in un chiaro e disciplinato progetto di cambiamento radicale  viene avviluppato dal sistema che lo blandisce, anestetizza e poi trasforma in un altro pezzo di italianità, di “nostropaesismo”.  Si fa tanta fatica per conquistare voti e posti che non servono a nulla: tappando le buche delle strade, governando onestamente e  rendendosi complici dell’oppressione romana non si fa il bene della nostra gente. Alle nostre comunità non servono esattori più gentili, o sceriffi di Sherwood più onesti: servono legioni di Robin Hood incazzati e dalla mira precisa.

Prendiamo esempio dalla Catalogna: lì si sono utilizzate le risorse locali per fare cultura e propaganda, per creare consenso e per costruire una rete indipendentista. Oggi 938 Comuni su 947 si sono messi a disposizione per il referendum del 9 novembre. Quanti sarebbero i Comuni padani disposti a prendere una posizione analoga? Quanti i comuni leghisti?

A prendere il potere locale in questo modo e a comportarsi così non si guadagnano neppure consensi, anzi si perdono per normale logoramento. Spesso lo spettacolo è stato anche più squallido: litigi, compromessi, scissioni, mutande verdi e pasticcini. In tutti i paesi che sono stati governati da leghisti, la Lega ha fatto passi avanti?  La maggioranza della gente è diventata indipendentista? Se la risposta è no, allora è stato inutile amministrare, non si è fatto quello che è l’obiettivo del partito. Miglio diceva che si dovrebbero perdere tutte le elezioni amministrative con il 49% (farlo tutte le volte che serve per stare col fiato sul collo del potere e per creare consenso) e vincere le politiche col 51% una volta sola, che dovrebbe essere definitiva.

Ad amministrare bene, a tappare le buche e sanare bilanci ci si penserà dopo: ci penseranno amministratori di destra o di sinistra secondo quanto decideranno i cittadini. Ma finalmente liberi e padroni delle nostre scelte, del nostro territorio e delle nostre risorse.

Per arrivarci bisogna che negli enti locali ci vadano dei combattenti, con un progetto chiaro e disposti a tutto, e non dei barlafusi infiocchettati di tricolore come salami cacciatorini.

 

 

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4 COMMENTS

  1. Articolo magistrale, è tutto vero. E visto che il movimento leghista non ha più niente a che fare con l’indipendentismo, sempre se ne ha avuto in passato, carissimo Oneto non sarebbe forse il caso di smetterla poi con i tuoi continui e ripetuti appelli a mamma santissima lega nord-italia?
    Adesso basta! Basta italia, basta padania!

  2. Peggio ancora!

    Basta vedere come sono stati ‘tutelati’ …. i Miglio e gli Oneto!

    Oggi a livello territoriale si raccoglierà …. quanto seminato!

    In quel di Lecco (per quanto si è devastato) … il nulla (a riprova tenere sotto controllo le prossime amministrative dove si conterà come o quasi il due di Picche quando la briscola è a Ori)!

    Se un barlafuso fà danni figuriamoci … un manipolo di caregamen!

    Mala tempora currunt!

  3. mi son stancato perfino di commentare…sembriamo i veci alpin quando parlano dei ricordi della guerra davanti a un bottiglione di rosso…

  4. La buona amministrazione non avviene, secondo me, affidandosi solo a partiti o movimenti politici, ma con referendum a quorum zero deliberativi propositivi ed abrogativi, compresa la revoca del mandato. Solo il fiato su collo dei cittadini con un potere reale, costringe chi governa e fa opposizione ad agire esclusivamente secondo mandato.

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