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Vizi pubblici e vizi privati dell’italia cialtronesca

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di GIANLUCA MARCHI

cialtroneNon sono un esperto di economia, ma ormai trentacinque anni di peripatetismo giornalistico mi hanno, diciamo così, allenato a far di conto. Aggiungendo poi un pizzico di buon senso, non si fa fatica a capire lo stato del’arte di un paese. E tuttavia se vi capita di ascoltare le frotte di economisti, o presunti tali, che si affollano nei programmi televisivi (ne vedo sempre meno e quindi mi tengo lontano da questa panna montana abbastanza rancida), vi troverete spiattellate le più diverse e contraddittorie ricette che dovrebbero compiere il miracolo di salvare l’Italia, uno stato tecnicamente fallito, checché ne pensino i palloni gonfiati della politica e anche gran parte degli italiani stessi, che non perdono mai occasione di gonfiarsi come tacchini se qualcuno mette in dubbio la solvibilità del loro paese, anche se sanno di avere le pezze al culo.

C’è solo qualcuno di questi economisti che parla con chiarezza, dice le cose come stanno, parla cioè un linguaggio di verità. Ebbene, chi non vuole nascondere la testa sotto la sabbia cosa ci racconta? Primo punto: dal 2007 a oggi, cioè da quando è esplosa la più grave crisi economica che si ricordi, in Europa ci sono solo due paesi che non hanno mai diminuito la spesa pubblica, anzi hanno continuato ad aumentarla. Guarda caso sono la Francia e l’Italia, cioè quelli che stanno messi peggio di tutti. E proprio non ci pensano a tagliarla, ma proseguono imperterriti verso il baratro. L’unica differenza è che i cugini transalpini, a differenza di noi, hanno un apparato pubblico che funziona, essendo figlio di una grande scuola amministrativa. In Italia invece… meglio stendere un velo pietoso.

Nonostante ciò, l’incantatore fiorentino di serpenti strombazza ai quattro venti che nel 2015 ci sarà la più grande riduzione di tasse mai avvenuta nella disastrata Italia. E tutti lì ad applaudire. Poi qualche esperto va a guardare nei dettagli cosa c’è scritto nella fatidica “legge di stabilità” in questi giorni oggetto di discussione con la Ue, e scopre che la riduzione del carico fiscale il prossimo anno sarà dello 0,1%. Sì, avete letto bene, lo 0,1%, praticamente nulla, perché Renzi e la sua banda fanno il gioco delle tre carte, in pratica tolgono da qualche parte, ma aggiungono in tante altre. E il risultato finale non cambia praticamente di nulla: l’Italia continua a rimanere uno dei Paesi con il maggiore carico fiscale in Europa, insieme alla solita Francia, con la differenza di avere però la maggior parte dei servizi pubblici ridotti a uno schifo. Nella stessa legge di stabilità la spesa pubblica in pratica non la si intacca per nulla, e così continua a mangiarsi oltre il 50% del Pil, mentre il debito pubblico manco viene citato e continuerà a veleggiare oltre i 2 mila e 100 miliardi di euro. Quando i mercati avranno deciso di averne abbastanza e cominceranno a far schizzare i tassi di interesse, Renzi e Padoan si ritroveranno in un battibaleno nelle stesse condizioni di Berlusconi e Tremonti del 2011.

Nei sette anni dall’inizio della crisi l’Italia non ha fatto nulla di nulla per correggere i propri difetti e adesso,  more solito, gli italiani scaricano tutte le responsabilità sulla Ue (che pure ne ha) e sulla politica del rigore, invocando una fase espansionistica da parte di Bruxelles. E in attesa di un’Europa che difficilmente cambierà strategia fino a ribaltarla, l’Italia che farà? Nulla, continuerà a gridare alla luna, andando a fondo senza modificare un acca dei propri comportamenti. E speriamo che ci vada una volta per tutte a fondo, così non se ne parlerà più…

Il fatto è che questo Paese è andato via via crescendo su una fetta troppo grande di parassiti, che hanno vissuto e continuano a vivere sulle spalle della parte produttiva e del debito pubblico. Adesso che il sistema produttivo italico s’è ridotto del 25% quell’equilibrio già assurdo di per sé non può più reggere, eppure si pretende di continuare a mantenerlo a spese di coloro, ma son sempre meno, che producono. Col risultato che questi  stanno saltando come birilli. In tale scenario la gente del Nord, diciamolo, non è priva di responsabilità, perché per troppo tempo ha permesso al gregge dei parassiti di crescere a dismisura, diventando un fattore ineludibile di ricatto politico che più nessuno è riuscito a neutralizzare, e anzi ha consentito che il cancro si insinuasse anche al proprio interno, voltandosi dall’altra parte e italianizzandosi.

Ora è troppo tardi per rimediare e nella disperazione si preferisce inseguire le rodomontate dell’incantatore fiorentino, ci si gonfia il petto e cialtronescamente si cerca di buttare su altri la responsabilità dei propri vizi. Nella speranza, ancora una volta, di non pagare pegno. Ma pur con tutti gli errori e le assurdità che hanno infarcito la crescita della Ue, a Bruxelles ormai non hanno più scritto in fronte “giocondo”.

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3 COMMENTS

  1. Ottimo articolo ed ottimi argomenti da utilizzare nelle discussioni.
    Sarebbe possibile avere dei dati in merito alla spesa pubblica in aumento solo in Francia ed Italia? Sbattere in faccia a certa gente dati ufficiali è sempre utile.

    • Condivido le puntuali argomentazioni di Gianluca. Potrei aggiungere, come a suo tempo teorizzo’ Guglielmo Piombini che é in corso una vera lotta di classe, non di certo fra capitale e lavoro come vuole far credere quel vecchio arnese della Camusso, ma fra chi lavora e paga le tasse e chi vive spendendo il frutto del lavoro altrui confiscato attraverso le imposte. Questa lotta la stanno vincendo , purtroppo, coloro che spendono il frutto del lavoro altrui e non saranno certe le chiacchere di Renzi a fermarli , ammesso , ma non concesso che il Renzi sia dalla parte dei produttori..
      Giusto il richiamo alla Francia, che forse sta addirittura peggio di noi, anche se questo non ci deve consolare.In Francia l’oppressione burocratica é veramente vessatoria e schizofrenica:. ci sono ben 5.200.000 statali( su una popolazione di 65 milioni) sempre in continuo aumento contro i 3.400.000 in Italia((60 milioni) in leggero calo negli ultimi anni.In Italia é spropositato il numeri degli eletti e il loro costo rispetto alla Francia, che comunque vanta la bellezza di 36 mila comuni(il 95% sotto i 5000 abitanti) contro gli 8000 dell’Italia.
      Sulla Francia ci sarebbe tanto da aggiungere, ma al momento mi fermo qui

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