di ANTONIO COSTATO*
Nella primavera del 1996 lo Stato si è accorto di quelli che, come me, avevano deciso di badare a sé stessi anche per la vecchiaia ed è intervenuto per porre rimedio a tanta pulsione liberista. Come decine di migliaia di imprenditori e amministratori di società sono stato investito in quell’anno da un provvedimento in forza del quale mi hanno forzatamente iscritto all’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. E a pagare. Le aliquote, inizialmente modeste, negli anni sono salite con un crescendo rossiniano che è arrivato nel 2012 a comprimere il reddito netto che percepisco in relazione a quanto costo alla (mia) azienda al 46% dello stesso. Del 46% che mi resta buona parte poi se ne va in Iva sui beni e servizi che acquisto, tasse locali (alle quali ora si aggiungerà l’Imu), accise, canoni di locazione e soprattutto in utenze a monopoli e sistemi regolati (che incorporano “tasse occulte”). La mia total tax & previdential rate arriva così a
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