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Non il profitto, ma l’economia pianificata distrugge l’ambiente

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di RAINER ZITELMANN

Nel suo libro “Illuminismo adesso”, Steven Pinker ha incluso un grafico che traccia l’intensità di carbonio o le emissioni di CO2 per dollaro di Prodotto interno lordo, dal 1820 al 2014. Quando Paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno iniziato a industrializzarsi, hanno emesso sempre più CO2 per dollaro di PIL.

Dagli anni ’50 in poi, tuttavia, il grafico conferma chiaramente che le emissioni hanno iniziato a calare. Gli sviluppi in Cina e in India seguono un andamento simile, con un picco alla fine degli anni ’70 e a metà degli anni ’90, rispettivamente, prima di cominciare a scendere. A livello globale, l’intensità di carbonio è diminuita costantemente per più di mezzo secolo.

Un’analisi più attenta del grafico conferma che la Cina è stata un’anomalia estrema alla fine degli anni ’50, con un aumento dell’intensità di carbonio più drammatico che in qualsiasi altro Paese e in qualsiasi altro periodo dal 1820.

Ciò è stato interamente dovuto al più grande esperimento socialista della storia umana, il cosiddetto “Grande balzo in avanti” di Mao. Questo esperimento non solo causò la più grande carestia della storia e uccise 45 milioni di persone, ma fu anche un disastro ecologico.

Gli ambiziosi obiettivi di Mao per la produzione di acciaio dovevano essere raggiunti con piccole fonderie gestite dagli abitanti dei villaggi in tutto il Paese. Molti di questi forni non funzionavano bene, producendo nient’altro che lingotti di ferro di bassa qualità che si accumulavano ovunque, così piccoli e fragili da risultare inutili per i laminatoi moderni.

Alla fine del dicembre 1958, persino Mao fu costretto ad ammettere che il 40% dell’acciaio era inutilizzabile. L’acciaio che poteva essere usato era stato tutto prodotto nelle acciaierie convenzionali e di quello inutile il 40% proveniva dai piccoli forni. Allo stesso tempo, a causa di questi forni, le emissioni aumentarono notevolmente e la produzione economica diminuì, il che spiega la posizione della Cina come un’anomalia assoluta nel grafico sull’intensità di carbonio.

Non è la ricerca sfrenata del profitto da parte dei capitalisti, ma l’economia pianificata e il socialismo che hanno causato la più grande distruzione ambientale – non solo in Unione Sovietica e in Cina, ma in tutti i Paesi socialisti.

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