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Oltre il bosco, laddove c’è il pericolo e la salvezza

Da leggere

di ANGELO MAGGIO* “Inquietum est cor nostrum donec non requiescat in te” (il nostro cuore non ha pace, finché non riposa in te). Sant’Agostino Ritorno al bosco… Queste tre parole racchiudono il programma e il testamento di Ernst Jünger. La metafora del bosco serve a comprendere che, come una foresta è selvaggia, intricata, segreta, piena di “sentieri interrotti” (ossia quei sentieri che solo i boscaioli esperti conoscono bene fino in fondo e che comunque sembra non portino mai da nessuna parte), allo stesso modo il nostro “cuore”, il nostro “petto”, ha di per sé una natura caotica, primordiale, selvatica che non va assolutamente repressa o soppressa, ma anzi salvaguardata ed esplorata con lo spirito di avventura e sacralità che contraddistingue il nostro rapporto con la natura. Ma ascoltiamo le parole stesse di Jünger: «il bosco è segreto. Heimlich, segreto, è una di quelle parole della lingua tedesca che racchiudono in sé anche il proprio contrario.
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