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Paolo Savona? Almeno il conte Mascetti faceva ridere…

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di MATTEO CORSINI

Ci sono persone che, suppongo, ritengono che parlare e scrivere in modo (inutilmente) fumoso contribuisca ad accrescere la propria autorevolezza. Io tendo invece a ritenere che, in questi casi, aumenti la probabilità di imbattersi in supercazzole.

Considerazione che mi torna spesso in mente quando mi imbatto nelle manifestazioni del pensiero di Paolo Savona, presidente della Consob. Il quale, nel consueto discorso al mercato finanziario, dedica meno della metà dello spazio alle attività svolte dalla Commissione (inclusa la breve storia della stessa, che compie 50 anni), passando poi a illustrare le sue visioni sul futuro (non solo) dei mercati e delle attività finanziarie.

Savona propone di sottoporre i depositi bancari alla vigilanza della Consob anziché della banca centrale, non mi è chiaro (ma sarà certamente un mio limite) con quali vantaggi per depositanti e banche. Non sarà che la proposta sia per lo più lanciata perché così “verrebbe a cessare la posizione storicamente subordinata della stabilità finanziaria a quella monetaria”, che sa molto di invidia nei confronti della Banca d’Italia? (per anni i dipendenti Consob hanno lamentato di essere pagati meno di quelli della Banca d’Italia, ottenendo la parificazione tre anni fa, con aumento dei costi a carico dei soggetti vigilati e, in ultima analisi, su azionisti e clienti degli stessi). Chissà.

Savona asserisce poi che “Per garantire una gestione razionale del risparmio è auspicabile che si passi da scelte di investimento basate su tecniche tradizionali o valutazioni prevalentemente soggettive a scelte basate sulle moderne tecniche di intelligenza artificiale e sugli strumenti di raccolta ed elaborazione delle informazioni, per propiziare una maggiore remunerazione netta del risparmio, incentivandone l’auspicato incanalamento verso le iniziative produttive.”

In sostanza, metti un pizzico di intelligenza artificiale e incentivi all’investimento nelle iniziative produttive domestiche e tutto andrà meglio. E pazienza se questa è una valutazione soggettiva (non solo) di Savona e non una verità oggettiva. Non manca il consueto anatema verso le criptoattività, che, tra le tante cose brutte, alterano “la distribuzione del reddito e della ricchezza, la cui determinazione sarebbe compito degli organi della democrazia, nella consapevolezza acquisita che il mercato non ha la conformazione pratica né il compito per farlo.”

In realtà il mercato per definizione determina la distribuzione di reddito e ricchezza, derivando questi da scambi tra chi domanda e chi offre beni o servizi. Se poi la distribuzione di mercato non piace e si ritiene che debbano intervenire “gli organi della democrazia”, sarebbe più corretto parlare di redistribuzione.

Senza spiegare come, Savona conclude che quanto da lui proposto “renderebbe possibile l’attuazione di una politica economica, che alleggerisca le pressioni sui conti dello Stato e riduca il peso dell’imposizione tributaria e del debito pubblico sul PIL.” Per di più si tratterebbe, par di capire, di un passaggio ineluttabile, scegliendo Savona di concludere con questo ammonimento di Kierkegaard:

  • “Per l’uomo arriva un momento in cui non ha più libertà di scelta, non perché ha scelto, ma perché non lo ha fatto e altri hanno scelto per lui.”

E qui chiudo gli occhi e vedo apparire il conte Mascetti…

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