IL PARADISO INTERVENTISTA ITALIANO: SERVE SEMPRE UNA NUOVA LEGGE

di MATTEO CORSINI

Negli anni scorsi le risorse delle Casse previdenziali di diversi ordini professionali sono state più volte al centro di veri e propri casi di malagestio (per non pensare di peggio), con conseguenti perdite a danno degli iscritti.

La tipica reazione italiana consiste nell’invocare un intervento normativo. Lo fa, per esempio, Marco Lo Conte sul Sole 24 Ore, che evidenzia come “le regole che presiedono alla gestione di questo denaro assomigliano a un far west, in cui vige una blanda moral suasion da parte dei ministeri vigilanti”. Ovviamente per “far west” si intende, in senso spregiativo, una situazione in cui il legislatore non abbia disciplinato nei minimi particolari come debbano essere gestiti quei soldi.

Infatti: Manca un dispositivo normativo che definisca criteri e limiti degli investimenti, così come i conflitti di interesse. Un decreto in questo senso, annunciato da anni, affiora periodicamente all’orizzonte per poi eclissarsi dietro le schermaglie e le polemiche tra i vertici delle Casse stesse e dei ministeri”. Un problemone: Eppure non mancano motivi validi per dare regole certe all’allocazione di 80 miliardi di euro di patrimonio. La crisi ha colpito le Casse e molti strumenti finanziari strutturati si sono rivelati inefficaci a garantire una rivalutazione adeguata degli attivi; non sono mancati i prodotti costruiti in modo complesso e linkati a titoli Lehman Brothers. La discrezionalità ha offerto il destro alla sottoscrizione di proposte finanziarie non sempre funzionali con gli obiettivi delle Casse, con flussi di denaro transitati in taluni casi attraverso paradisi fiscali. Operazioni oggetto di indagini e sentenze da parte della magistratura, tanto da alimentare negli anni più di un sospetto sull’uso disinvolto degli asset previdenziali dei professionisti italiani”.

La posizione di Lo Conte la dice lunga, a mio parere, sulla mentalità, molto diffusa in Italia, per cui ogni problema richiede l’intervento dello Stato. E dire che, nel caso dei professionisti, si tratta mediamente di persone ben istruite, che non dovrebbero avere particolari difficoltà nel tutelare i propri interessi a livello associativo, individuando gestori professionali in grado di allocare adeguatamente le risorse degli iscritti.

E invece no: qualcuno ha gestito male (o ha fatto di peggio) i denari versati nelle Casse previdenziali? Non basta l’autoregolamentazione, occorre una legge che introduca obblighi e divieti.

Questo è il paradiso interventista italiano.

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