di PONGO Come spesso accade nelle comparazioni col resto d’Europa e con l’Occidente, l’Italia nelle statistiche è quasi sempre il fanalino di coda. In questi ultimi giorni ho letto a proposito di uno dei nostri maggiori drammi sociali e umani e l’argomento è, come crescita economica, il lavoro giovanile. Si chiama “capitale umano” ed è un aspetto assolutamente fondamentale per l’economia di un Paese. Il concetto è chiaro: più è alto il livello di istruzione e formazione dei lavoratori più ciò andrà a vantaggio del sistema produttivo ed economico. E non bisogna essere così idioti da non utilizzarlo! Ma i bravi italiani, sempre i fenomeni, hanno il loro capitale umano non molto elevato e, ancora peggio, spesso male impiegato. Qui solo il 10% dei giovani associa allo studio anche esperienze lavorative, mentre in Danimarca la percentuale sale al 60% ,e in Germania e Gran Bretagna è al 50%. Inoltre tra i giovani che lavorano, 1 su 3 svolge un lavoro che non c’entra un cavolo …















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