Quando Milano tentò la prima secessione d’Italia

Condividi su MeWe: liberi articoli su liberi social!

di ROMANO BRACALINI I motivi di incompatibilità li aveva intravisti lucidamente Filippo Turati, capo dei socialisti lombardi, pochi decenni dopo l’unità. La crisi di fine secolo, le sconfitte militari in Africa, il discredito dello Stato italiano favorivano le tentazioni separatiste sia al Nord che al Sud. La “questione morale” scuoteva il Paese. Si conveniva che non potesse durare una nazione divisa in due: una agiata e colta, con minima criminalità, con industrie fiorenti; l’altra povera, con alte proporzioni di analfabeti, con forte delinquenza, con una agricoltura feudale e  sofferente. Con la consueta franchezza, ai limiti della brutalità, Turati scriveva che se non si correva ai ripari il corpo malato del Sud avrebbe contagiato anche la parte sana. Si pensava, contrariamente a ciò che credevano certi paladini del Sud, che il Mezzogiorno pagasse meno imposte di quel che doveva e che vivesse quasi da pigro e misero accattone, abituato alle elemosine dello Stato, parassitariamente, alle spalle delle regioni settentrionali. Al Nord c’era una coscienza civica che premeva e…

Contenuto disponibile solo agli utenti registrati
Log In Registrati
Condividi su MeWe: liberi articoli su liberi social!
Rubriche Il Meglio della Settimana Storie & tradizioni