QUANDO NON SA CHE DIRE, RENZI PARLA DI “INVESTIMENTI”

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RENZI5di MATTEO CORSINI

Matteo Renzi parla quotidianamente: “Un cambio di direzione nella logica di un aumento di investimenti della politica economica europea: questo è il vero luogo dove abbiamo speso il 41% preso alle europee… Sul tema mi sento molto in linea con la politica economica del governo americano perché diciamo che la crescita si fa anche con gli investimenti”.

Ogni volta che si appresta ad andare a un qualche vertice europeo, Matteo Renzi tira fuori la storia degli “investimenti per la crescita”. Suppongo che siano i suoi consiglieri economici ad avergli messo nel catalogo dei mantra da ripetere questa storia della spesa pubblica “buona” contrapposta a quella “cattiva”.

Renzi appartiene infatti alla folta schiera di coloro che ritengono che le spese pubbliche classificate come “investimenti” andrebbero escluse dal computo del deficit. Di questo argomento mi sono già occupato più volte, per cui qui mi limiterò a ripetere un’osservazione di buon senso: si può anche stabilire per decreto o per trattato cosa è o cosa non è investimento, ma questo non cambia la realtà. E la realtà è che qualsiasi spesa deve essere finanziata, con tasse presenti o future.

Ciò detto, nessuno dubita che la crescita si faccia anche con gli investimenti. Ma gli investimenti non li deve fare lo Stato, bensì i privati. E per fare investimenti, i privati necessitano di un contesto in cui lo Stato non li ammazzi di tasse e burocrazia, per di più cambiando le regole in continuazione, spesso con efficacia retroattiva.

Ce ne sarebbe molto del lavoro da fare per Renzi se volesse ridimensionare burocrazia, interventismo e tasse. Ma ciò sarebbe possibile solo tagliando drasticamente la spesa e rinunciando all’idea che chi governa debba “guidare” il sistema economico e la vita delle persone.

Succederà? Io non ci scommetterei un centesimo. Ogni tanto si parla di tagli di spesa, che poi diventano “rimodulazioni” appena i beneficiari di quella spesa alzano la voce. Quindi si passa a parlare di altro, per esempio della riforma della legislazione sul lavoro. E quando anche in questo caso si va incontro a resistenze (peraltro interne alla propria area politica di riferimento), magari si trova un altro argomento su cui spendere chiacchiere e un paio di settimane.

Mi sbaglierò, ma la sostanza dei mille giorni ritengo sarà questa.

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