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Un referendum per l’indipendenza: sì, ma…

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di ENZO TRENTIN Ho chiuso un precedente articolo con questo capoverso: «La cosa più alettante dovrebbe essere quella – disponendo di un nuovo progetto istituzionale – di andare presso l’opinione pubblica con tutti i mezzi (spesso modesti) a disposizione degli indipendentisti, per convincere delle proprie “visioni” quanti più cittadini possibile. Incoraggiandoli ad avanzare domande, chiarimenti, implementazioni. Dimostrando, insomma, nei fatti di voler procedere con mezzi autenticamente democratici e pacifici. È solo con questa metodologia che – a nostro parere – gli indipendentisti potranno progredire e vincere la propria battaglia.» Un lettore ha subito replicato: «Applicando le teorie di Trentin ci vorranno non meno di cinquant’anni per cambiare la situazione. Eravamo al limite vent’anni fa. siamo fuori tempo massimo adesso. fra cinquant’anni sarà del tutto inutile.» Tutto può essere. Tuttavia guardiamo cosa ne pensa il cosiddetto cittadino medio,
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