La rivoluzione deve partire anche dal linguaggio

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di FRANCO FUMAGALLI L’Italia è il Paese del “cambiamento continuo”, della “rivoluzione  permanente”, almeno nel linguaggio! A dimostrazione consideriamo i continui cambiamenti del lessico, della lingua che parliamo ogni giorno. Antiquati termini vengano trasformati in gagliarde innovative locuzioni (lasciando sempre inalterata la sostanza, vedi “operatore ecologico). Di parole straniere sono infarciti i giornali, radio e televisione e ripetuti, anche a sproposito, milioni di volte, quasi sempre stravolgendo i loro significati originali ( ognuno da di questi vocaboli stranieri l’interpretazione che più gli aggrada). In tale settore, possiamo dire con cautela, che la rivoluzione “culturale” è iniziata e procede spedita. Non è cambiamento questo? E lo respiriamo tutti giorni. Diciamo che per gli aspetti estetico – folcloristici non siamo secondi a nessuno nell’adeguamento alle mode. Altra musica è il cambiamento della realtà lessicale per la politica. In questo settore siamo, a dir poco, ottocenteschi. Prendiamo ad esempio, la parola “onorevole” è un vocabolo che deriva dal latino ed ha un preciso significato: “persona onorata, che gode…

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