di PAOLO L. BERNARDINI
"Colui che desidera deve perseguire il suo desiderio anche se il mondo intero lo ostacola. Colui che persegue il desiderio trova il proprio cammino disseminato di ostacoli". (Frederick Rolfe, 1909)
Venezia attira, soprattutto al suo crepuscolo, un folto numero di inglesi, e ancor più dopo la sua fine. Un secolo o quasi trascorre dalla visita di Byron alla morte di Rolfe, un secolo di eccentrici viaggiatori, e viaggiatrici d’Albione, alla ricerca delle spoglie, ora trasformate in vivente museo, in palcoscenico marino, terracqueo, di quel che fu la mirabile Regina dell’Adriatico, la Venere Cristiana, il modello per utopie politiche secentesche (“Oceana”, Harrington…) e per soluzioni urbanistiche settecentesche, il Thames trasformato in Canal Grande. Così trascorre a Venezia, per morirvi in povertà quasi estrema, i suoi ultimi anni di vita, Frederick Rolfe, eccentrico tra gli eccentrici, nato nel 1860 figlio di un piccolo costruttore di pianoforti
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