di ENZO TRENTIN C’è una regola non scritta, ma da sempre praticata: gli artisti, siano essi scrittori, attori, scultori, pittori, architetti, musicisti o appartenenti a qualsiasi altra arte, si cercano, si scelgono, si frequentano con un obiettivo comune. Tutti vogliono stare con i migliori. C’è da guadagnarci anche solo per osmosi. E i migliori si guardano bene dal frequentare chi non è all’altezza. Una riprova la si trova in alcuni film o spettacoli od opere d’arte. La qualità degli autori è garanzia di qualità dell’opera. Del resto era consuetudine nel Cinquecento mandare “a bottega” i propri figli da maestri d’arte qualora si ritenesse essi potessero meglio sviluppare le loro doti. Questo accadde a Leonardo da Vinci che andò “a bottega” dal Verocchio, a Michelangelo che andò dal Ghirlandaio, a Giotto che iniziò a lavorare da Cimabue, solo per fare qualche nome. In politica le cose vanno al contrario. Sembra ci sia una scelta a ricercare e ad affiancarsi ai più… disinvolti. E qui, s’intende, usiamo…















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