di PAOLO MATHLOUTHI
Adunata oceanica degna dei Guns'n'Roses l'altra sera all'Alcatraz di Milano per l'unica tappa insubrica dei Dropkick Murphys, impegnati nel tour di presentazione del loro ultimo album, “Signed and Sealed in Blood”. Scorre sangue rigorosamente irlandese nelle vene di questi sette ragazzi di Boston, novità assoluta e graditissima nel panorama asfittico di una musica folk che ormai da troppo tempo segna il passo, chiusa nella ripetizione ossessiva e, diciamolo pure, un po' monotona delle ballate tradizionali. Un sound graffiante e a tratti sguaiato il loro, un rock ruvidissimo intriso di whisky, birra, sangue e cazzotti, che esprime le pulsioni e le frustrazioni della working class americana (rigorosamente white skin) divenuta ormai minoranza e costretta a contendere il proprio diritto all'esistenza a bande sempre più agguerrite di latinos e immigrati di varia provenienza, dando corpo al suo cronico disagio, tra un assolo di chitarra elettrica e l'altro, ist
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