SCOZIA, TRA UN MESE IL REFERENDUM. INDIPENDENTISTI +4%

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Actor Sean Connery and leader of the Scottish National Party Alex Salmond arrive in Times Square to celebrate Tartan Week in New Yorkdi REDAZIONE

Fra un mese esatto, il prossimo 18 settembre, la Scozia sarà chiamata a esprimersi nello storico referendum sull’indipendenza, a scegliere se restare parte del Regno Unito, nell’unione politica sancita nel 1707, o staccarsi da Londra e continuare “da sola”. Monta l’attesa per una scelta “irreversibile”, ricorda Londra, che proprio sottolineando che il “sì è per sempre” lancia un accorato appello in extremis, mentre si riduce nei sondaggi la distanza tra il fronte indipendentista, in recupero, e quello del ‘no’.

Secondo il più recente sondaggio Icm, i sì hanno raggiunto il 38%, guadagnando 4 punti percentuali rispetto allo stesso rilevamento di un mese fa. I no si assestano al 47%, ma con una crescita di soli 2 punti percentuali. Al netto degli indecisi risulta quindi che il 55% dei votanti (i soli residenti in Scozia) intende esprimersi contro l’indipendenza e il 45% a favore. Stessa tendenza emerge da un altro sondaggio, condotto da Panelbase per la campagna indipendentista “Yes Scotland”, che calcola il sostegno per il no al 52%, ma a fronte del 48% per sì cresciuto di 2 punti percentuali.

Così il governo britannico ha deciso di ‘investire’ per la causa “unionista”, acquistando spazi pubblicitari sulla stampa scozzese, scandendo ancora una volta le preoccupazioni per una separazione “senza ritorno”. Di questa campagna si fa promotore il liberaldemocratico Danny Alexander decidendo di parlare questa volta alle emozioni: la separazione sarebbe “disperatamente triste”, dice.

“Questo referendum è il voto più importante della mia vita. Dall’indipendenza non si torna indietro, è una decisione irreversibile che potrebbe cambiare il mio Paese per sempre”. E allora, dice al Sunday Telegraph, non ci sarebbe proprio nulla di male se inglesi, gallesi e nordirlandesi telefonassero ad amici e parenti in Scozia invitandoli a votare no il 18 settembre. Domani sarà però la volta di Alex Salmond, il leader dell’Snp (Scottish National Party) per cui la “battaglia per l’indipendenza” è “l’occasione della vita”, che terrà un discorso per dare il via all’ultimo mese di campagna a caccia di voti per il sì. E ci si aspetta altrettanto vigore ed “emozione” nell’illustrare le opportunità, dalla sanità alla giustizia sociale suoi cavalli di battaglia, che una Scozia indipendente a suo avviso può dare.

Resta tuttavia il “nodo della sterlina”, tema cruciale e tra quelli ritenuti decisivi: Salmond sostiene che la Scozia indipendente debba mantenere la stessa moneta, Londra lo esclude. E il dibattito sul tema si fa di settimana in settimana più fumoso, soggetto com’è a tecnicismi, tanto che lo stesso Salmond ha dovuto ammettere che forse su questo punto ha mancato di chiarezza.

Intanto si allunga anche la lista dei nomi illustri che dichiarano la loro preferenza per l’uno o per l’altro campo: oggi è la volta dello storico Tome Devine, specializzato in storia scozzese e di recente insignito anche di un’onorificenza da parte della regina, che si schiera per il sì. È tra quelli che ha cambiato idea e ha cambiato campo, con una convinzione maturata “solo negli ultimi 15 giorni”, ammette in un’intervista all’Observer. Una buona notizia per la campagna del sì che punta molto sugli indecisi e che spera di dissolvere i dubbi di quelli che pensano “vorrei ma non posso”. La prospettiva dell’indipendenza non sembra fare breccia però tra le votanti donne: secondo un recente sondaggio, solo il 27% di donne si dice a favore, contro il 39% di uomini.

ARTICOLO ORIGINALE TRATTO DA QUI

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