di GIANLUCA MARCHI
Sono giorni amari per i leghisti, con il loro partito che si sta dibattendo nel fango. Per non dire in qualcosa di peggio. Mai e poi mai loro - e mi riferisco alle schiere di militanti che hanno compiuto questa scelta politica anche pagando uno scotto non sempre facile da sopportare - avrebbero immaginato di trovarsi dalla parte del "sistema" da additare e da condannare. E ciò indipendentemente dall'esito dell'inchiesta che coinvolge il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Davide Boni. D'altra parte chi ha cavalcato, ai tempi di Tangentopoli, gli avvisi di garanzia che colpivano i politici della Prima Repubblica come delle sostanziali condanne, oggi difficilmente può pretendere un diverso trattamento per i propri esponenti sospettati di aver introdotto le mani nella marmellata. E la pretesa diversità del Carroccio sembra così andare a farsi benedire.
Detto questo, appare una difesa scontata e alquanto sterile quella che si appella a un presu
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