SE NON SI SMETTE DI PAGARE FINIREMO TUTTI SCHIAVI DEL FISCO

Schiavidi LUIGI FRESSOIA

Ho già raccontato ma giova ripetere. Cogli ultimi bagliori del governo Prodi -2008- subii l’obbligo ad un conto corrente dedicato alla mia attività libero-professionale, spesuccia assai sgradita perché mi bastava benissimo avere un unico conto corrente bancario, insieme ai conti di casa. Ma evidentemente al presidente Prodi correva obbligo di qualche regalino alle banche -in un colpo solo qualche milione di conti correnti in più. Pochi anni dopo, cogli ultimi bagliori del governo Berlusconi (qualche giorno prima del golpe internazionale del novembre 2011 che lo defenestrò), subii l’obbligo molto oneroso di una assicurazione professionale (contro gli errori del mestiere) qualora avessi un incarico da parte di enti pubblici, spesa a me assai sgradita poiché di errori non ne faccio e se devo pagare sono ricco di mio a bastanza. Evidentemente il Cavaliere, più che per quello bancario, ha predilezione pel mondo assicurativo.

Poco dopo col governo Monti l’obbligo alla assicurazione professionale veniva esteso tout court all’intera professione. Fanno così, la supposta te la mettono su pianino, un pò alla volta che fa meno male. Invece sotto il governo Letta mi è piovuto addosso l’obbligo mostruoso a corsi di formazione professionale -a pagamento e non-con tanto di punteggio annuale da conseguire, come se dalla notte dei tempi l’esercizio in sé della professione non sia il più efficace e naturale aggiornamento professionale. Anche qui nel giro di qualche stagione corsi a pagamento prenderanno il posto dei gratuiti. In questo ennesimo sopruso i beneficiari non sono banche o assicurazioni ma più semplicemente la pletora di sedicenti professori e grandi esperti adusi a mendicare “lavoro” presso i santuari della politica, e che stavolta, invece di ottenere un poco ogni volta, hanno pensato bene di istituzionalizzare la questua con tale mirabile invenzione. Stanotte invece ho dormito male perché iersera mi hanno riferito mandandomi la cena di traverso-che da giugno avremo anche noi liberi professionisti l’obbligo del Pos, cioè dovremo dotarci di quelle macchinette per pagare col bancomat, non so quanto costano, che manutenzione richiedono, che tasse comportano. Non lo so e non lo voglio sapere, perché ho deciso di cancellarmi, ho già chiamato il mio commercialista, cancellarsi dall’Ordine, dall’inps, dall’agenzia delle entrate, avranno uno schiavo in meno.

Ho già detto altre volte del nuovo feudalismo italiano, dove potentati vari (le banche, le assicurazioni, i professori falliti, i produttori di questo o quel prodotto, etc.), di volta in volta comprano il Parlamento (o il Consiglio Regionale) che a sua volta impone ai sudditi. Ho già detto dei partiti, che puntano lucidamente al voto organizzato dei potentati, forti del fatto che i vessati -sempre più orientati al non voto-paradossalmente non pesano nulla nella politica. Ho già detto che ogni singolo parlamentare delle ultime sette legislature -sempre che non sia in grado di dimostrare di aver votato contro-è responsabile in solido e mio nemico personale, fino alla settima generazione. Ho già detto della viltà dei colleghi alla testa degli ordini professionali e delle categorie professionali, evidentemente imboniti chissà da quali oblique convenienze; dei colleghi tutti, che subiscono soprusi impensabili senza fiatare -presto per decreto gli scoperanno la moglie-continuando a fingere di vivere nel più bello e democratico dei mondi possibili.

Ho già detto. Ma devo aggiungere che esaminando il motore di questi meccanismi perversi, si evidenzia un fattore in più, non solo fare soldi e voti. Si tratta della precisa volontà e antica -squisitamente politica-di annientare il ceto medio, annientare la piccola impresa e la piccola attività, cancellare dalla faccia della terra quei venti milioni di italiani che a volte vanno pei fatti loro, una volta pendono a destra e un’altra no, insomma non sono affidabili, anzi sono rischiosi, sono loro che tasse5inventarono qualcosa nel ’22, sono loro che votarono reiteratamente e protervamente berlusconi, sono loro che smettono di andare a votare. Il lucido disegno politico nasce nel dopoguerra nella perversione togliattiana e matura negli anni egemonici del berlinguerismo per dispiegarsi appieno nel nuovo secolo iper-statalizzato, ove ormai lo statalismo proprio dei marxisti si è saldato con l’atavico parassitismo meridionale, col vasto cattolicesimo confuso e con la mafia istituzionale dei partiti/burocrazie, tutti i partiti non di meno i sedicenti liberali, che anche loro hanno bisogno di denaro pubblico come l’acqua i pesci. Non si tratta più di cancellare il capitalismo e la grande impresa, tutt’altro. Al contrario con codesti magnati l’accordo è sempre possibile, piuttosto facile e soprattutto di reciproco vantaggio (cosa di meglio per tanti imprenditori di liberarsi del peso della competizione globale? Che di meglio di un aiuto pubblico, in soldi o regole o tutti e due?). Il disegno è dunque uccidere il libero cittadino, quell’animale strano né grande né dipendente, soggetto tendenzialmente incontrollabile. Renderci pressoché tutti dipendenti da qualcosa o da qualcuno.

E’ un disegno molto potente perché gode del favore di equilibri internazionali, precisamente il motore maggiore oggi è nell’istituzione europea. I vecchi dissidenti sovietici, appena caduto il muro, lo dissero subito ma noi facevamo spallucce pensando che fossero tutto sommato fissati, ossessionati che vedono l’Unione Sovietica dappertutto. Invece avevano ragione: il sogno stralunato sovietico, sfrattato dalle Russie, si è acquartierato nei palazzi di Strasburgo e Bruxelles, incardinato su burocrazie proterve molto più forti dei rispettivi politici. Per il caso specifico italiano, il disegno di ucciderne il ceto medio vede la convergenza degli altri competitori europei, consapevoli che la forza italiana è proprio nella vitalità e autonomia della sua singolarissima piccola-media impresa, contro cui spesso si trovano in difficoltà a competere.

Da qui le “follie” fiscali e burocratiche che portano alle vessazioni che fanno chiudere imprese e libere professioni a centinaia di migliaia: non sono follie ma un lucido disegno in fase di attuazione, facilitato dal fenomeno storico che vede i politici italiani vendersi facilissimamente. L’unica prospettiva politica valida è la rivolta, la disobbedienza; come dice Ghandi per far cadere governi e regimi non serve spargimento di sangue basta smettere di pagare. Questo bisogna organizzare, se siamo uomini.

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