di MATTEO CORSINI
In Italia pare ci sia un nuovo allarme: troppo pochi i dipendenti pubblici. Sarebbero 2,93 milioni quelli con contratto a tempo indeterminato, livello minimo dal 2001. A cui vanno sommati i circa 437mila con contratto a tempo determinato. Quando ho letto questa notizia, considerando che a Roma la densità di dipendenti pubblici è fisiologicamente superiore che altrove, mi è venuta spontanea una esclamazione romanesca: "esticazzi!".
Non mi stupisce che quando i numeri e le analisi sono fatte nell'ambito di manifestazioni come il Forum Pa (della Pubblica amministrazione), i toni siano allarmistici. Suppongo lo sarebbero anche se fossimo nei decenni di assunzioni a frotte e pensionamenti di quarntenni, il cui lascito i pagatori di tasse sono destinati a sopportare ancora a lungo.
Pare che il grosso del calo sia riconducibile ai comuni, che nel 2021 avevano il 28% di dipendenti in meno rispetto al 2007. E che spesso, tuttavia, hanno bilanci scassati. Il ministro
In Svizzera hanno un dipendente pubblico ogni 47 abitanti (e le cose funzionano benissimo), in Italia uno ogni 18 che diventano uno ogni 23 in Lombardia ( e le cose funzionano tutt’altro che bene). Basta questo dato per capire che chiunque affermi che in Italia ci siano pochi dipendenti pubblici è solo un umorista. Prendiamo un altro dato: i furbetti del cartellino, ebbene la statistica nei vari enti pubblici in cui è stato rilevato il fenomeno era lo stesso, il 50% dei dipendenti timbrava e poi se ne andava oppure faceva timbrare ad un collega e neppure si presentava. Questo vuol dire che senza il 50% dei dipendenti qualunque ente pubblico lavorerebbe allo stesso modo e neppure i dirigenti se ne accorgerebbero. Matematica: se il 50% è licenziabile immediatamente senza ripercussioni da un dipendete ogni 18 passiamo ad uno ogni 36, ci avviciniamo ai livelli svizzeri. Occorre sempre ricordare che in Italia sono bravissimi a giocare con i numeri per presentare il risultato desiderato, si dovrebbe andare a vedere cosa rientra nel novero dei “dipendenti pubblici”, perché sono certo che quelli delle partecipate, per esempio, ne rimangono fuori, eppure sono parificati ai dipendenti pubblici.