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Bitcoin, si lasci che sia l’ordine spontaneo a stabilire cosa è la moneta

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bitcoin-mining-exchange-5di MATTEO CORSINI

Quando Noah Smith si occupa di economia monetaria, difficilmente delude le mie aspettative di fornirmi materiale da commentare. Occupandosi di bitcoin, torna (lo aveva già fatto altre volte) a sostenere che bitcoin potrà diventare una moneta se diventerà meno volatile. Il ragionamento di Smith è prevalentemente basato su considerazioni di tipo finanziario, e in alcuni punti si potrebbe anche accettarne l’impostazione; peccato che il contenuto sia, a mio parere, errato. E’ Smith, però, che sostiene che a sbagliare è chi vorrebbe una moneta aurea. L’errore consiste nell’assumere che il valore di lungo periodo sia ciò che determina una buona moneta. La verità è quasi l’opposto. La maggior parte delle persone – incluse persone che lavorano nel campo della tecnologia, molte delle quali sono fans del bitcoin – non hanno avuto molto a che fare con l’economia monetaria. Molti di essi tendono ad assumere che per avere valore una moneta debba essere coperta da una qualche merce di valore – per esempio l’oro. Senza tale copertura, in base alla teoria popolare, la moneta è intrinsecamente priva di valore – solo pezzi di carta”.

Ora, che il concetto di “valore intrinseco” sia fuorviante sono il primo a sostenerlo. Sarebbe più corretto parlare di valore corrente di mercato, perché il valore è fondamentalmente soggettivo, e quanto più un bene è scambiato, tanto più è determinabile un valore oggettivo di mercato. Ma non c’è nulla di intrinseco nel valore di un bene: esso dipende sempre dalle valutazioni di chi lo scambia.

Smith aggiunge: “Ma a differenza di oro, azioni o case, il valore della moneta non dipende dal suo valore intrinseco, ma da qualcos’altro, la liquidità… Ciò significa che una moneta che non sia coperta da un’attività reale può essere perfettamente buona. Basta che la gente le attribuisca lo stesso valore per la quale la si è ottenuta”. Per liquidità, Smith fa riferimento alla possibilità di usare quella moneta per pagare qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Essendo questa la funzione primaria della moneta, credo si possa accettare il punto. Per inciso, è anche in virtù di questa caratteristica che determinate merci, per esempio l’oro, sono diventate moneta in un processo che potrebbe essere definito come ordine spontaneo.

Smith ammette che la liquidità non è tutto. “Gli scettici noteranno che anche se la liquidità è la fonte primaria di valore della moneta, non è l’unica. E’ anche necessario che la moneta mantenga un valore stabile nel breve termine… Quindi se la moneta deve essere una buona riserva di valore a breve termine, deve avere una bassa volatilità. Questa è la principale ragione per cui l’inflazione è un male… E’ per questo che le banche centrali cercano di mantenere credibilità nella lotta all’inflazione”.

Ho riportato solo i passaggi fondamentali, ma in sintesi il ragionamento di Smith è questo: affinché un bene possa fungere da moneta è necessario che il suo valore sia stabile a breve termine, quindi non deve essere molto volatile. Smith individua nelle variazioni di potere d’acquisto misurato da un indice dei prezzi al consumo (che, conformemente alla definizione mainstream, identifica come inflazione) la maggiore o minore volatilità di una moneta. Per questo, a suo dire, le banche centrali cercano di essere credibili nella lotta all’inflazione (sic!). E siccome l’inflazione è bassa e stabile, il che rende poco volatile il valore della moneta, in finanza il contraltare di una bassa volatilità ci si attende sia un basso rendimento. Di qui la perdita costante, anche se in misura contenuta, di potere d’acquisto della moneta. Che rimane piuttosto stabile a breve termine, ma perde valore a lungo termine.

Evidentemente qui si cerca di giustificare l’approccio mainstream che vede di buon occhio una costante, ancorché senza scossoni, erosione del potere d’acquisto della moneta, che porta con sé l’erosione del valore reale del debito. Ma non intendo dilungarmi su questo punto. Piuttosto mi concentrerei sulla conclusione di Smith, che ritiene che bitcoin possa diventare moneta qualora diventi poco volatile. Ora, che possano esserci monete che non sono coperte da metalli preziosi o altri beni è perfettamente possibile, e in effetti ciò è coerente con il fatto che il valore di un bene dipende dalle valutazioni che ne fa chi lo possiede e lo scambia.

Il fatto che bitcoin sia considerato un’alternativa alle monete fiat dipende dalla sua non riproducibilità, se non in quantità limitata e mediante un procedimento oneroso. Checché ne dica Smith, le attuali monete fiat sono state imposte introducendo per esse il valore legale e proibendo l’uso di monete alternative. Ovviamente col passare dei decenni le monete fiat hanno finito per essere “metabolizzate” e ciò contribuisce, nonostante le manipolazioni dovute alla politica monetaria, a far sì che siano date per scontate dalla gran parte di chi le utilizza.

Ma questo non significa che il potere d’acquisto di una moneta debba necessariamente essere decrescente nel lungo periodo. Al pari di qualsiasi altro bene, il suo valore di mercato dovrebbe essere determinato solo da domanda e offerta. Soprattutto, non si deve dare per scontato che la moneta debba essere emessa e gestita in monopolio dalle banche centrali. Si lasci che sia un ordine spontaneo a stabilire cosa è moneta. Se lo sarà il bitcoin o qualche altro bene lo si lasci decidere a chi scambia beni e servizi nel mondo. E’ così che nascono gli “standard”.

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