di PAOLO L. BERNARDINI La questione del salto generazionale si fa davvero spinosa nel momento in cui la generazione che giunge a maturità si trova a vivere (come è il caso dell’Italia e di parte dell’Europa, in questo momento) in condizioni socio-economiche e conseguentemente culturali inferiori, nettamente inferiori, rispetto alla generazione precedente, o addirittura alle generazioni precedenti. In casi “normali”, in cui la generazione che viene vive in condizioni migliori, mediamente, rispetto alla precedente – come nel caso della storia USA, che è sempre stata una progressione verso il meglio, in termini economici, e quindi a traino dell’economia per tutti gli aspetti della vita – il passaggio generazionale implica il dolore, metafisico, naturale, dell’invecchiamento, e dello sguardo, spesso commosso, talora invidioso o geloso, dell’anziano verso il giovane. Ora, se il mondo va verso il meglio, l’anziano, che può contemplare due generazioni dietro di sé, o l’uomo di mezza età, che ne può contemplare una sola, vedranno compensato il loro invecchiamento dalla considerazione che lasciano dietro…















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