Vicenza, la banca sceglie la lingua veneta per rivolgersi ai clienti

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di FRANCO CAGLIANI L’idea di imporre una lingua per legge, mi è sempre parsa assurda, ma soprattutto profondamente illiberale. Così come la moneta e il diritto, anche la lingua è uno di quei prodotti squisitamente di mercato, nati dalla libera interazione, e scelta, di taluni gruppi di individui e comunità. Se l’italianizzazione di fascistissima memoria è, dunque, da considerarsi un insulto alla libertà, ho sempre sostenuto che per riappropriarsi della lingua locale sarebbe bastato continuare a parlarla, soprattutto laddove lo Stato svolge le sue peggiori funzioni, gli uffici pubblici ad esempio. Al di sopra del Po, una delle aree che maggiormente ha saputo conservare il proprio idioma è il Veneto. L’ho frequentato con una certa assiduità e quella parlata è sempre stata il sottofondo abituale ovunque mi trovassi. In Veneto gran parte della popolazione parla la lingua dei loro padri, e chi ci abita ha fatto di tutto per mantenerla viva. Conseguenza? Eccone una interessante: anche gli operatori commerciali si stanno rendendo conto che qualcosa…

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