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Ecco il 10° segnale della ripresa: sempre più tasse e più debito pubblico

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di LUIGI CORTINOVIS

Non è una novità da qualche anno ormai, ma vale la pena ripeterlo: la pressione fiscale sulle imprese italiane è più alta della media di Ue e Usa. Lo dice lavoro del Centro studi di Unimpresa secondo cui in Italia si registra il livello più alto sia per le imposte sui consumi (Iva), con un’aliquota massima al 22%; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un’aliquota massima al 48,9%; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un’aliquota massima al 31,4%.

Keynesianamente parlando, in Italia la pressione fiscale è al 43,8% del Pil, in Germania al 39,6%, in Gran Bretagna al 34,8% e negli Stati Uniti al 26,4%. “Le tasse extralarge sono il principale ostacolo alla crescita economica. Avanti con la cancellazione dell’Irap sul costo lavoro”, afferma il vicepresidente di Unimpresa Claudio Pucci. Inoltre secondo l’associazione più tasse e più soldi nelle casse statali che non si sono tradotti, per l’Italia, in un miglioramento dei conti pubblici. E la crescita è sempre e solo un mantra raccontato ad inizio anno e mai verificatosi alla fine.

Negli ultimi 10 anni, insomma, i contribuenti hanno visto crescere enormemente il peso delle tasse senza riscontrare un andamento virtuoso delle finanze pubbliche, anzi, il parassitismo è alimentato in continuazione. Un incremento di balzelli ed entrate a cui non ha fatto seguito un contenimento del debito, schizzato al 132,7% del pil nel 2015 rispetto al 101,9% del 2005.

E il peso del fisco negli altri paesi passati in rassegna? In Germania la pressione fiscale è passata dal 38,4% al 39,6% del pil, il debito pubblico dal 66,9% al 71,2%; nella media dell’area euro il peso delle tasse è passato dal 39,4% al 41,%; il debito degli Stati dal 62,1% all’83,3%; in Gran Bretagna, il fisco è passato dal 35,7% al 34,8% e il “rosso” nei conti dello Stato dal 41,5% all’89,2%; negli Stati Uniti, il prelievo fiscale è rimasto sostanzialmente invariato, dal 26,3% al 26,4% con il debito salito dal 66,9% al 113,6% del pil Usa.

 

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