di LUIGI CORTINOVIS Se andate a rileggervi la storia, vi accorgerete che gli imperi sono svaniti per via della loro esosità, del parassitismo debordante e per il fatto che, come conseguenza, le genti produttive se ne sono andate da quei territori. La storia, si sa, si ripete, soprattutto per chi non la studia o la dimentica proditoriamente. Un esercito di 509.000 italiani si è cancellato dall’anagrafe per trasferirsi all’estero per motivi di lavoro nel periodo 2008-2016. È quanto risulta da un rapporto dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro. La prima meta degli “italiani” è stata la Germania, dove nel solo 2015 in 20.000 hanno trasferito la residenza; al secondo posto, «in forte crescita», la Gran Bretagna (19.000) e in terza posizione, la Francia (oltre 12.000). Nello stesso periodo la disoccupazione nel Mezzogiorno «ha prodotto un aumento di 273.000 residenti al Nord e di 110.000 al Centro». L’Italia ha perso appeal pure per gli stranieri, prevalentemente provenienti dall’Est europeo, visto che quasi 300mila si sono diretti in altri…















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