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L’indipendentismo veneto manca di una reale leadership

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di ENZO TRENTIN Sulla questione abbiamo proseguito la nostra conversazione con il giornalista Roberto S. (vedi qui). Ne è scaturito un dialogo immaginifico ed evocativo che senza voler assolutamente spronare la suscettibilità dei lettori, è reso intenzionalmente pittoresco al fine di pungolarne l'attenzione. È bene anche premettere che nella letteratura scientifica psico-sociale con il termine di leadership si intende spesso la capacità di influenzare e mobilitare i membri di un gruppo sociale verso il raggiungimento degli obiettivi fissati dal gruppo stesso. Una tale definizione, tuttavia, rende solo una parte della complessa realtà che ruota attorno alla figura del leader in un gruppo. ET: perché, secondo te, l'indipendentismo veneto manca di una reale leadership? Roberto S.: molti studi hanno cercato di evidenziare non solamente l'aspetto strumentale legato al raggiungimento dello scopo, ma anche le diverse funzioni alle quali risponde la leadership, i rapporti con g
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4 COMMENTS

  1. Egregio Trentin,
    al di la dell’evidente mancanza di leadership indipendentista e dell’evidente comportamento da “primedonne” di quasi tutti gli attuali leader o pseudo tali, non crede che in definitiva, tutto il movimento indipendentista veneto si basi solo ed esclusivamente su un’idea di nuovo stato veneto esattamente uguale all’attuale stato italiano?
    questa è la mia impressione. si vuole uscire dall’italia per ricreare un’altra italia, ma piu piccola, dove il famoso “residuo fiscale” verrà usato piu o meno 15 volte, (sentendo le varie soluzioni che gli indipendentisti proponevano, sarebbero serviti 300 mld l’anno, altro che 20) per risolvere tutti i problemi di tutti quanti.
    la cosa che mi spaventa è che tutti gli “indipendentisti” o pseudo tali, parlano proprio di questo mantra, sistematicamente. senza nemmeno rendersi conto che comunque ogni cittadino veneto sarebbe costretto a dare i suoi soldi a un altro cittadino amministratore, che teoricamente dovrebbe sapere come spendere i soldi del cittadino veneto meglio dello stesso cittadino veneto.
    a cosa servono i leader o i super leader se poi la proposta che si porta avanti è uguale identica al lagher da cui si vuole uscire?
    Saluti.

    • Egregio Silvano Libertario,
      condivido buona parte del suo ragionamento al punto che mi permetto di ricordarle come la maggior parte degli articoli da me scritti su questo giornale on line tratti appunto dell’inadeguatezza dell’indipendentismo veneto, e della mancanza di una proposta di nuovo assetto istituzionale.

  2. Riporto il seguente passo come letteralmente scritto nell’articolo :”Ed ancora l’ingrediente segreto di un vero “mago della pioggia” consiste nel far lavorare i funzionari-burocrati per le questioni di ordinaria amministrazione, astenendosi in ogni caso dal gestire la cosa pubblica per assumere il ruolo di controllori della stessa. E’ necessario riuscire a combinare tre fattori : creare valore aggiunto per la società, divertirsi, accrescere la qualità sociale della vita pubblica stimolando l’assunzione di un’etica. Se manca anche uno solo di questi tre elementi, le magie non avvengono.”
    Sono più che convinto che chi ha detto queste cose non ha mai avuto la benchè minima esperienza di pubblica amministrazione. Sono tutte delle mere opinioni (non teorie e nemmeno ipotesi) personali, utopistiche, che non hanno alcun riscontro reale, frutto di voli pindarici del sognatore di turno, fra l’altro che evidenziano un evidente errore logico di fondo rispetto al tema e cioè : il “mago della pioggia” è tale perchè … è capace di far piovere ! e nient’altro e proprio in quanto “mago” non è dato di sapere a nessuno come ne sia stato capace di farlo (altrimenti non sarebbe più un “mago”, ma un esperto, professionista …ultraspecializzato). Ma per tornare al tema e per cercare di far capire meglio la mia critica, chiedo al commentatore siccome parliamo di leader e non di “maghi della pioggia”, mi potrebbe indicare il nome di qualche leader italiano – degli ultimi trent’anni – secondo lui, che abbia incarnato quelle peculiarità che ha citato ? in modo che io possa andare a verificare e (semmai) a cambiare il mio giudizio sull’articolo.

    • Albert Eistein sosteneva: “abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare per risolvere i problemi causati dal vecchio modo di pensare”.

      Ne consegue che nessun leader italiano – negli ultimi trent’anni – ha incarnato le peculiarità descritte nell’articolo.

      Questo, ovviamente, non significa che cambiando la mentalità si otterranno risultati CERTI sotto il profilo del soddisfacimento di migliori condizioni sociali. La natura umana è quello che è. Tuttavia dobbiamo prendere atto che esistono (in estrema sintesi) due “teorie”: nella prima si riconoscono coloro che si affidano ad una classe “dominante” (aristocrazia, ovvero governo dei migliori); alla seconda coloro che ripongono maggiori speranze nella democrazia, ovvero governo del popolo.

      Attraverso il voto gli italiani si sono scelti via via le più diverse “aristocrazie”, e la qualità della vita di cui godiamo è sotto gli occhi di tutti.

      A differenza di altri paesi (la Svizzera, per esempio) il kratos (potere) del demos (popolo) non è mai stato sperimentato nel “belpaese”.

      Anche chi, come Silvano Polo è stato Sindaco non ha mai introdotto – pur potendolo – gli strumenti per l’esercizio della democrazia (diretta). Si veda in proposito il capitolo relativo agli istituti di partecipazione popolare del Decreto l.vo 267/2000 – testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali.

      A questo punto sarei io a chiedere all’ex Sindaco di San Bonifacio (VR) Silvano Polo, che vantaggi, riguardo dell’esercizio della reale democrazia, gli abitanti di quel Comune hanno tratto dalla sua elezione a primo cittadino.

      Per tornare all’articolo di cui sopra, la mancanza di leadership dell’indipendentismo veneto è dovuta principalmente ad una sorta di retropensiero: molti proclamano di volere l’indipendenza (sono quasi tutti coloro che circa trent’anni fa chiedevano l’autonomia ed il federalismo al solo scopo di sedere su scranni ben remunerati. E che nulla hanno ottenuto!) ma singolarmente chiedono il voto per essere eletti nelle istituzioni italiane. Una palese contraddizione.

      Quindi facciamocene una ragione, non abbiamo bisogno di buoni politici, abbiamo bisogno di buoni cittadini, e fintanto che a questi ultimi non sarà data la possibilità di decidere democraticamente e direttamente, quando lo ritenessero necessario, non solo continueremo a pensare alla vecchia maniera, ma continueremo ad avere dei politici di cui non andare fieri.

      In conclusione ringrazio Silvano Polo per la lettura dell’intervista, e per il dibattito che ne è scaturito.

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