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“a quelle mani ignote”: un elogio in versi degli edili e degli operai

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di PAOLO L. BERNARDINI Generalmente, un poeta, o chi è poeta ogni tanto, come “secondo mestiere” (per parafrasare Montale, per il quale invece il “secondo mestiere” era propriamente, e per esplicita ammissione  la prosa), non dovrebbe rendere pubblici i motivi della propria ispirazione, né tanto meno metterli a mo’ di prefazione, e didascalia, ad una propria poesia. In fondo, è come se un cuoco mettesse in bella mostra i propri ingredienti in un angolino a lato del piatto. Invece, contravvenendo a questa aurea regola, qui ed ora lo faccio. Poiché all’origine di questa poesia – che dedico a tutte le migliaia di allievi e ai 200 laureati che ho avuto in dieci anni esatti di insegnamento all’Insubria, a Como – vi sono eventi, elementi e motivi che possono essere di un qualche interesse per tutti. Innanzi tutto, è bene per un lombardo, ed un veneto, ricordare, soprattutto per coloro che provengono dalle zone montane, prive o quasi di agricoltura, le proprie or
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