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L’infinità dei mondi possibili: il nomadismo di farian sabahi

Da leggere

di PAOLO L. BERNARDINI Come lettura d’inizio d’anno – giova sempre terminare l’anno vecchio leggendo e scrivendo, e così principiare quello nuovo, abitudine a me cara davvero – suggerisco un singolare libro di memorie. Non scritte da chi sia al termine del viaggio, certamente; ma da una ancor giovane scrittrice e giornalista italo-persiana, Farian Sabahi, classe 1967, ben nota al pubblico vasto per la sua costante attenzione verso il mondo medio-orientale, e la diuturna attività di giornalista e documentarista; e a quello accademico per i suoi preziosi lavori di storia dello Yemen, e dell’Iran, tra gli altri. “Partial memoirs”, dunque, per riprendere il sottotitolo della bellissima opera autobiografico-odeporica di Steven Runciman (“A Traveller’s Alphabet”, mirabile testo che dal 1991 attende ancora una traduzione italiana), bizantinista a casa propria in quel medesim
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