di MATTEO CORSINI
Ospite del Forum European House Ambrosetti di Cernobbio, Joseph Stiglitz ha risposto ad alcune domande sulla finanza pubblica. La sintesi, che in Italia piace tanto, è che “nel rapporto tra debito e Pil bisogna aumentare il denominatore e non ridurre il numeratore.”
Musica per le orecchi di coloro che si riempiono la bocca di moltiplicatori stellari; se lo sostiene un premio Nobel, sarà davvero così.
Secondo Stiglitz, che lo dice riferendosi agli Stati Uniti ma poi estende il concetto anche all’Italia, “il ritorno previsto sugli investimenti pubblici è alto. Certo: dev’esserci una valida gestione di debito e interventi programmati. Se gli investimenti su infrastrutture, ricerca o educazione sono amministrati bene il Pil sale. E il rapporto con il debito cala. Il rialzo del debito pubblico si gestisce con la crescita.”
Come è noto, il diavolo si nasconde nei particolari, e qui ce ne sono almeno due.
In primo luogo, il “ritorno previsto
E, dulcis in fundo, dimentica pure che, essendo la spesa pubblica compresa nel PIL, è facile far risultare un aumento (al momento della spesa, poi sono dolori).