di AXEL KAISER
Nel suo breve saggio del 1956 "Perché non sono comunista", il filosofo Bertrand Russell affermò che i principi teorici del comunismo erano «falsi» e che le sue massime pratiche producevano «un incremento incalcolabile della miseria umana». Secondo Russell, il principale riferimento di questa teoria, Karl Marx, possedeva una «mente confusa» e il suo pensiero era «quasi interamente ispirato dall’odio».
Inoltre, suggerì Russell, Marx era un impostore intellettuale. Secondo il pensatore britannico, l’autore de Il Capitale si mostrava soddisfatto del risultato delle sue teorie «non perché esse fossero coerenti con i fatti o logicamente solide, ma perché erano pensate per fomentare il risentimento dei lavoratori salariati».
Ancora più duramente, Russell spiegò che le idee centrali di Marx, come il materialismo dialettico, erano «pura mitologia» che Marx diffondeva perché «il suo più grande desiderio era vedere puniti i suoi nemici, importando