di MARIETTO CERNEAZ
Nel grande universo del pensiero anarchico, esistono due galassie apparentemente simili per forma, ma opposte per sostanza: l’anarco-capitalismo e l’anarco-collettivismo. Entrambe si fondano sull’idea che lo Stato debba essere abolito. Ma se questa può sembrare una convergenza, è solo una coincidenza di superficie. La loro divergenza riguarda tutto il resto: il concetto di proprietà, di individuo, di lavoro, di comunità, di giustizia.
L’anarco-collettivismo nasce nella seconda metà dell’Ottocento in Europa, in particolare nel solco del pensiero di Michail Bakunin e dei suoi successori, come Errico Malatesta, Pierre-Joseph Proudhon (più mutualista), fino ai collettivisti spagnoli legati alla CNT e alla FAI durante la guerra civile. È un pensiero libertario, ma anti-capitalista, orientato verso l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e la gestione collettiva delle risorse.
L’anarco-capitalismo invece è una creatura pretta