di GEPPO CIATTI
Quante volte, a partire dal 1989, i vari rappresentanti dei governi italiani hanno affermato che avrebbero ridotto il debito pubblico e non lo hanno fatto?
La risposta è semplice e documentata: decine di volte. Dal 1989 a oggi (2026), quasi ogni governo italiano – di centrosinistra, centrodestra o tecnico – ha annunciato, attraverso presidenti del Consiglio o ministri dell’Economia, misure di “risanamento”, “stabilizzazione” o “riduzione del debito pubblico”. Ma il risultato è stato sempre lo stesso: il debito in valore assoluto non è mai diminuito (è cresciuto ogni anno), mentre il rapporto debito/PIL ha avuto solo una significativa discesa negli anni ’90 (per Maastricht e l’euro), per poi stabilizzarsi su livelli elevati o risalire.
Ecco una cronistoria essenziale:
- Governi Craxi/Fanfani: fase di forte espansione della spesa pubblica. Il debito inizia la sua “scalata”.
- 1988-1992: l’esplosione (De Mita, Andreotti, ecc.)1988: 87,45%
1989: 89,83%
1990: 91,67%
1991: ≈94,9%
1992: ≈110%+ (crisi valutaria). - 1992-1995: i governi tecnici e Maastricht (Amato, Ciampi, Berlusconi I, Dini) Picco storico: 1994 → 121,8% del PIL.
- 1996-2001: la discesa per l’euro (Prodi I, D’Alema, Amato II)
1996: ≈114,9%
2000: ≈108,8%
2001: ≈105-108%. - 2001-2008: Berlusconi II/III e Prodi II 2007: minimo post-90s a 103,9%. Berlusconi promise “meno tasse, meno debito”. Tremonti (ministro) annunciò più volte piani di riduzione. Risultato: lieve calo del rapporto fino al 2007, poi inversione con la crisi. Stock in costante crescita.
- 2008-2013: crisi e austerità (Berlusconi IV, Monti)2008: 106,2% → 2013: ≈132%.
Monti (2011-13) impose manovre draconiane dichiarando “riduzione del debito come priorità nazionale”. Risultato: il rapporto Debito/PIL esplose per recessione e interessi. - 2013-2018: Letta, Renzi, GentiloniRapporto intorno al 130-132%. Renzi promise “crescita che riduce il debito”. Risultato: stabilizzazione alta, stock in salita.
- 2018-2022: Conte I/II e Draghi2020: record 154,4% (Epoca Covidiota). Conte e Tria/Gualtieri promisero “debito sostenibile” e piani di rientro. Draghi (2021-22) parlò di “riduzione graduale grazie alla crescita”.
Risultato: calo del rapporto post-2020 grazie a inflazione e PIL, ma stock oltre i 2.800 miliardi. - 2022-2026: Meloni e Giorgetti 2022: ≈138% → 2024: 134,7% → 2025: 137,1%.
Meloni e Giorgetti hanno ripetutamente annunciato “riduzione del debito/PIL” nel DPB e Documento di Finanza Pubblica (obiettivo di calo progressivo).
Risultato (dati 2025): il rapporto è leggermente risalito rispetto al 2024; lo stock ha superato i 3.000 miliardi di euro. Presto, l’Italia sarà peggio della Grecia.
In sintesi: dal 1989 a oggi il debito pubblico italiano non è mai diminuito in valore assoluto (è passato da poche centinaia di miliardi a oltre 3.000 miliardi). Il rapporto debito/PIL è sceso solo negli anni ’90 grazie a sacrifici straordinari per l’euro (capito?), poi è rimasto ostinatamente alto (media oltre il 120%).
Le promesse di “riduzione” si sono ripetute ciclicamente – da Ciampi a Tremonti, da Prodi a Renzi, da Conte a Giorgetti – ma non hanno mai prodotto un’inversione strutturale e duratura. È un copione che si ripete da 37 anni!

