di MARIETTO CERNEAZ
Grazie ai mondiali di calcio la Norvegia è diventata di moda ed è stata segnalata come l’ennesimo modello di socialdemocrazia che funziona, alla faccia del libero mercato. Allora, credo che valga la pena rivedere perché ai norvegesi vada così bene. I social pullulano di “sinistri” che ripetono che “la Norvegia è un esempio di successo del socialismo”, quando in realtà il paese scandinavo non ha nulla di tutto ciò.
A Oslo e dintorni, le aziende pagano meno tasse che in Messico, paese comunista e sede del campionato di futbol, col quale val la pena fare un confronto. L’ISR (tassa) societario è del 22% contro il 30%, e il carico fiscale sulle spalle del datore di lavoro sulle buste paga è circa la metà di quello messicano. Inoltre, il mercato del lavoro è infinitamente più
flessibile: non c’è un salario minimo per legge (vengono negoziati dai sindacati in ogni settore), non c’è liquidazione come la conosciamo noi, non c’è ripartizione degli utili né tutto il catalogo di “diritti lavorativi” che esiste nella terra della marxista Claudia Sheinbaum Pardo.
C’è, però, un altro dato che dà fastidio ai commies: senza decretare un solo salario, i norvegesi guadagnano gli stipendi più alti del mondo. In Messico – come in altre realtà para-comuniste, da decenni aumentano il salario minimo per decreto, col risultato che gli stipendi sono sempre al limite della povertà!
In sintesi, in Messico pagano più tasse e distribuiscono più “diritti” sulla carta, col risultato di soffocare le imprese che sono quelle che generano la crescita. Quello che vi hanno venduto come socialismo di successo è semplicemente un paese – la Norvegia – che confida nella sua intrapresa privata, che i marxisti e para-marxisti trattano come una nemica del proletariato. Imbecilli forever!

