di GILBERTO ONETO
Per alcuni dilettevoli episodi di cronaca (quasi) politica, Lecco si sta rivelando come una sorta di microcosmo della Padania disastrata. La giunta di sinistra ha fin da subito mostrato il proprio maschio cipiglio democratico nell’abbattimento dei cartelli stradali bilingui, considerati simbolo di iniquo servaggio. Questo rientra nelle più nobili tradizioni della sinistra rivoluzionaria che ha riempito la storia del mondo con la propria robusta iconoclastia ideologica: dalla distruzione sistematica di ogni segno dell’Ancient Regime (monumenti, chiese, simboli araldici, oggetti d’arte) durante la gloriosa rivoluzione giacobina alla sistematica distruzione di ogni segno religioso da parte dei repubblicani spagnoli. Con l’ardore di talebani afgani, i compagni lecchesi si sono lanciati sui cartelli in dialetto, rinverdendo la nobile tradizione di tutti gli scalpellatori di Leoni di San Marco e di fasci littori che hanno reso più felice il mondo. Mancava a
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