di CLAUDIO ROMITI
Molti simpatizzanti di area liberale hanno molto apprezzato la strenua battaglia di Michele Boldrin da Santoro, stile assedio di Forte Apache, sul tema scottante dell'istruzione pubblica. Contrapposto ad un orda di incalliti collettivisti, tra cui Nichi Vendola e Serena Dandini, organizzati dal conduttore in una perfetta brigata d'assalto ideologica, il professore veneto ha cercato di confutare il delirio statalista con una serie di argomentazioni basate sui numeri e su una certa logica. E lo ha fatto come se cercasse di convincere seriamente i propri interlocutori circa le loro evidenti aberrazioni economiche e funzionali, arrivando persino a dare del sovietico al leader di Sel.
Ma per quanto io, al pari di tanti amici di orientamento anti-statalista, non abbia potuto fare a meno di parteggiare per l'uomo che si propone di rimettere insieme i cocci di "Fare per fermare il declino", nondimeno ho rilevato anche nei brillanti interventi di quest'ultimo sulla scuol
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