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Piccole patrie vuol dire grande liberta’

Da leggere

di ENZO TRENTIN Franco Dell'Alba è un alessandrino di mezza età. Persuaso della necessità che gli strumenti di democrazia diretta debbano bilanciare la democrazia rappresentativa, un bel giorno si convinse che il M5*, grande predicatore della democrazia diretta (Tsz!) andasse sostenuto. Oggi, a proposito di quel movimento, scrive: «Da sempre, chi entra nella stanza dei bottoni, comincia a vivere una vita diversa dalla precedente, assume connotati e toni tipici di quell'ambiente, viene a sapere e a fare cose che a noi, umani da cortile, non è dato sapere in prima battuta. Si confronta giorno per giorno con i suoi simili, parla di cose importanti, delicate, complesse, cose che, secondo lui, noi, polli da allevamento, non potremmo nemmeno capire (da qui la mancanza di voglia di spiegarcele e di perderci del tempo... sempre più prezioso, da dedicare ad altro). Funziona così, può non piacerci ma, per ora, funziona così. […] In termini papali... è passato troppo tempo da quand
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1 COMMENT

  1. Ho già letto del “rinnovo” – ampliamento – del Canale di Suez ed ho appreso che la Cina ha acquisito, lungo le coste dell’Adriatico, terreni da destinare a depositi per i suoi container, depositi dai quali poter movimentare le merci che vi verrebbero stoccate in attesa di loro “richiesta” dai mercati europei.
    Anche l’Italia, a quanto ho appreso, avrebbe ceduto, non so a quale titolo, ampie zone da adibire a depositi di container.
    Sarebbe un’occasione d’oro per il rinato Stato veneto riacquistare la sua libertà: con Suez si verrebbe a ripristinare l’antica Via della seta, che tanta fortuna e opportunità di lavoro e ricchezza nei secoli scorsi assicurò al nostro Stato.
    Purtroppo la “cosa pubblica” in mano ai politici italiani, capaci solo di tradimenti nei confronti dei propri popoli, si risolverebbe, more solito, in “svendite” a privati, e di altre nazioni, delle occasioni di benessere collettivo che il nuovo business potrebbe garantirebbe alla Comunità tutta.
    Ma non serve recriminare più di tanto che già questa storia la conosciamo.
    È da sottolineare, piuttosto, quello che Trentin denuncia: nessun Movimento indipendentista ha fiatato su questo come su altri argomenti che pure dovrà essere di interesse fondamentale qualora si riuscisse a conseguire quello che la maggioranza di noi auspica.
    In nessun campo dell’organizzazione statuale ci è stato prefigurato il “dopo”.
    Parlando con il segretario di un movimento indipendentista a proposito di immigrazione e della possibilità, anche solo di parlarne, mi sono sentito dare del razzista; tanto per cambiare.
    Non vorrei che dietro uno, o più, di questi – Movimenti – si celassero gli interessi tanto difesi dall’attuale classe politica italiana.
    Se ci sono idee, anche in campo commerciale, le si “tirino fuori”, che nessuno verrà mangiato per questo.
    Insomma, chiedo, sollecito come fa Trentin: “cosa accadrà dopo”?

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