di LEONARDO FACCO Provo un enorme disprezzo per gli invidiosi. Non è un caso, del resto, che l’invidia sia uno dei vizi capitali. Non è neppure un caso che l’invidia stia alla base del socialismo e rappresenti la linfa vitale di quell’ideologia mortifera che durante il Novecento ha creato solo povertà, ha diffuso unicamente odio e menzogna. Mentre avanza quella sublime idiozia illiberale che passa sotto il nome di GDPR, il pecorame italico ha già accettato come assodata la fine del “segreto bancario” e, prossimamente, dei “paradisi fiscali”, scatenatasi con violenza da quando arrivò a governare quel burocrate da strapazzo di Mario Monti e avallata dalla coppia di microcefali che sta discutendo come fare per andare a Palazzo Chigi. Helmut Schoeck, autore di un libro imperdibile in materia, direbbe che l’invidia “è un problema centrale dell’esistenza sociale ed essa trasforma l’uomo da costruttore di ricchezza in distruttore tout court”. Da qui la domanda? Perché tanto livore per le Bahamas, le Cayman ed Aruba, oppure per…















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