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Catalogna, la storia dell’indipendenza racchiusa in un museo

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di PAOLO L. BERNARDINI Durante i miei viaggi molto ho appreso per la causa dell’indipendenza. Da piccoli, talvolta minimi segnali, mi sono reso conto che i popoli che davvero aspirano all’indipendenza fanno di tutto per renderla, agli occhi del mondo, e dei loro (per ora) connazionali, una scelta del tutto “naturale”, per quanto possa essere naturale quanto appartiene al regno della storia e della politica (regni dove assai spesso sovrano è proprio l’artificio). Così a Londra, nella Londra tutta prese dalla febbre olimpica, a Liverpool Street Station, ho notato una scritta sulle macchinette che vendono i biglietti della metro: “Non si accettano le sterline scozzesi”. Ebbene, in qualche modo una scritta del genere testimonia che le sterline scozzesi sono state già ampliamente accettate dalla coscienza pubblica (anche se non dagli amministratori della “tube”). Ugualmente, a Vigo, in Galicia, non solo sono stato colpito dalle scritte bilingui, ancorché il gall
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3 COMMENTS

  1. Io invece credo che se la storia della Serenissima andasse a finire in un unico museo finanziato e governato da Roma sarebbe certificarne la fine… per ora meglio i musei sparsi nelle citta’ venete che ne documentino la vitalita’ di storia commerci e rapporti che i Veneti hanno vissuto e coltivato anche autonomamente rispetto a Venezia per secoli e starebbero a testimoniarne la vivacita’ e la non subordinarieta’ che ne hanno sempre caratterizzato la vita attraverso i secoli…perche’ il problema di sudditanza rispetto a Venezia non esisteva essendosi formalizzati i rapporti solo piu’ tardi, quando patti di Venezia con l’entroterra veneto si andarono facendo a difesa della popolazione nei confronti di una eventuale ingerenza esterna in appoggio ai vari potentati locali…

  2. Consiglio di vedere anche i Musei Civici di Padova: le collezioni sono povere, ma spaziano sull’intera storia cittadina. Di interessante, ci sono una sepoltura veneta antica (uomo e cavallo, a testimoniare il legame storico e preistorico che hanno i veneti col mondo equestre), una stele che forse farà arrabbiare qualche “padano” (cavaliere veneto che sconfigge un fante gallo), qualche reperto egizio donato dal Belzoni, ed un crocifisso di Giotto.

    Il Veneto, forse, soffre anche per il suo policentrismo, con le sue tre “capitali” (Padova, antica; Verona, medievale; Venezia, moderna) che ancora oggi sono in conflitto tra di loro e si dividono il “potere” locale (Venezia, amministrativo e turistico; Padova, militare austriaco/italiano ed universitario; Verona, militare NATO e commerciale).
    Tra l’altro, Venezia rappresenta un corpo alieno al Veneto di terraferma, un po’ come New York City per il resto degli USA: non esisteva nell’antichità, visse una storia completamente separata nel Medioevo (Venezia “bizantina” e marinara, contrapposta alle città “tedesche” e terrestri), e fu infine più matrigna che madre nell’età moderna (innegabili sia i contributi positivi della sua dominazione, che appunto il fatto che fosse una dominazione e non uno stato “nazionale”).
    Insomma, una gran confusione storica, culturale e sociale! Inoltre, sinceramente, io non riesco francamente a scindere la storia dei veneti da quella dei furlani, lombardi orientali ed istriani, una storia che fu sempre comune dall’antichità, con periodiche “rotture” e “ricuciture” a seconda degli eventi degli ultimi 3mila anni.

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