BUFERA SU PODEMOS: PRENDE I SOLDI DAL REGIME VENEZUELANO

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iglesias_monederodi MARIETTO CERNEAZ

Ieri, Podemos (vedi qui)- l’alter ego di Syriza in versione spagnola – ha riempito la piazza di Madrid. Ovviamente, se scendono per le strade gli “indignados” di estrema sinistra, l’opinione pubblica ispanica dice che vanno ascoltati, ma se a farlo sono milioni di catalani si tratta di “una provocazione”. Tant’è.

Podemos, che anziché Tsipras, ha alla sua testa Pablo Iglesias (l’ennesima mutazione genetica del marxista militante) in un solo anno ha ottenuto un’esplosione vera e propria di consensi. La domanda che diversi analisti politici si son posti è stata: ma i soldi dove li hanno trovati? Fin dall’anno scorso, sono apparsi sulla stampa spagnola alcuni articoli che lasciavano trapelare un legame finanziario fra Podemos e il governo venezuelano (Qui potete trovare alcuni articoli in merito). Le cifre che circolavano superavano i 3 milioni di dollari. Iglesias ha immediatamente minacciato querele e denunce.

Qualche giorno fa, però,  su “la Naciòn” – quotidiano argentino – Martin Rodriguez Yebra ha rincarato la dose ed ha affermato che Juan Carlos Monedero, numero 3 del partito e braccio destro di Iglesias ha ricevuto, a fine 2013, 425.150 euro dalla “Caja de Resistencia Motiva 2”, una società registrata pochi giorni prima a suo nome. Monedero, vista la risonanza della notizia sui media spagnoli, ha messo le mani avanti, sostenendo che quei soldi sono il frutto di un lavoro svolto nel 2010 per i governi di Venezuela, Bolivia, Ecuador e Nicaragua (guarda caso, governi molto affini tra loro grazie proprio ai denari che ha maneggiato e scialacquato Hugo Chavez).

Sia il Partido Popular che i PSOE sono andati giù pesanti e la socialista Isabel Garcia Rodriguez ha anche lasciato intendere che la società dalla quale sono arrivati i soldi per Monedero è stata creata ad hoc, proprio per destinare il denaro a chi di dovere. Iglesias ha ribattuto, affermando che quanto incassato da Monedero è tutto regolarmente fatturato. Peccato che sia una fattura intestata ad una società che non solo puzza di “bolivarismo” sin dal suo nome, ma che è apparsa solo pochi giorni prima che Monedero incassasse quelle centinaia di migliaia di euro. Iglesias sta, insomma, cercando in tutti i modi di far sparire ogni sospetto relativo ai fondi del governo bolivariano (oggi con a capo Maduro) al suo partito. Sa che ciò potrebbe giocargli un brutto scherzo in vista delle prossime elezioni. Ormai, la campagna elettorale è in corso. E in Spagna sono in molti a considerare quello venezuelano non un governo democratico, ma un regime.

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